LF ha incontrato l'avvocato penalista e scrittore napoletano, Gianluca Fava, in occasione dell'uscita del suo libro "Vita con Gianluca". Fava, a soli 4 anni, dopo una rovinosa caduta, è rimasto cieco, ma non per questo si è perso d'animo... anzi, il tragico evento è diventato per lui motivo di forza e coraggio.
Una mattina di qualche settimana fa, una delle mie collaboratrici di redazione, Donatella De Bartolomeis, mi invia la sua consueta recensione ad un libro. Più che recensione, la definirei un modo di leggere la vita e le sue dinamiche, un racconto tra i racconti... Nel caso specifico, quella al libro di Gianluca Fava, napoletano, Avvocato penalista e ora scrittore con "Vita con Gianluca".
Sono un animo sensibile, mi piace sentire e vedere storie di coraggio, di tenacia, di rinascita dalle avversità... ma leggendo a fondo la storia di Gianluca, non sono riuscita a non commuovermi, ad entrare dentro la sua storia... sicuramente di riscatto e mai di autocommiserazione! Sì, perchè Gianluca, a soli 4 anni, per la gioia di correre incontro al papà, cadde rovinosamente da una scalinata e ne uscì cieco! Un dramma terribile! La vista, il dono più prezioso che ci sia stato elargito... come si può farne a meno? E come fa un bimbo così piccolo a comprendere? Sono sincera, me lo sono chiesto leggendo "Vita con Gianluca"... Ebbene, scorrendo tra le righe, non si intravede mai del pietismo o della autocommiserazine, ma sempre la tenacia, la grande dignità e la voglia di realizzare cose da parte di Gianluca, un uomo che non si è mai piegato al dolore che, anzi, è stato il volano per trovare la sua strada, professionale e privata. Si è sposato con la solare Anna con cui ha intrapreso l'iter burocratico delle adozioni, ed ora sono genitori di un bel bimbo colombiano... Gianluca è divenuto Avvocato Penalista nel 2000, cura la collana per Edizioni Il Papavero "Diritto & Diritti" e... scrive!
Come già accennato poco fa, leggendo le vicende narrate da Gianluca, mi sono emozionata, un brivido buono ha percorso la mia schiena, ho sentito qualcosa nel mio cuore che non riesco neppure a spiegare bene con le parole, che mi hanno spinto a contattarlo per un'intervisa. Tutte quelle sensazioni piacevoli, parlandoci, non sono state disadettese neanche per un attimo ... Ho conosciuto un uomo buono, delicato, sensibile, perspicace, con una notevole propensione alla comprensione di fatti e gesti che la maggior parte di noi, cosiddetti normodotati, non avremmo neppure il barlume per capirli! Chiacchierare con Gianluca Fava è stato un momento nobile, mi ha aperto un mondo... e di questo non posso che ringraziarlo!
Davanti a tutto quello che ha affrontato e superato lui, le mie problematiche sono sicuramente poca cosa, quasi routine!
La parola ora passa a Gianluca....
Innanzitutto iniziamo con il dire com’è nata l’dea del libro “Vita con Gianluca”.
“L’idea è arrivata da molto lontano… Avevo sempre il desiderio di mettere su carta quella che voleva, e vuol essere, una testimonianza per le persone normodotate, ma anche un ulteriore sprone per le persone con disabilità. Poi, con il passare degli anni, ho iniziato a mettere su carta. Raccontare di certe cose, però, fa male, quindi cancellavo e riscrivevo lo stesso pezzo più volte… In certi momenti, è stato anche terapeutico.
Ad un certo punto, mia moglie ed io, abbiamo avuto il grande desiderio di adottare un bambino, e da lì è scattata la molla di scriverlo veramente… Volevo concluderlo in concomitanza con la fine dell’iter dell’adozione… e così è stato. Abbiamo adottato un bambino colombiano, di cui parlo ampiamente nel libro. Il libro, inoltre, è corredato anche da varie fotografie inerenti al testo stesso, che si possono visualizzare inquadrando un QRCode.”
A quattro anni, a causa di una brutta caduta, hai perso la vista… come fa un bambino così piccolo a comprendere una cosa così grande, e come, se ti ricordi, ti hanno spiegato questa cosa i tuoi genitori?
“Io non ricordo assolutamente nulla. Me lo hanno spiegato i miei genitori che, tra l’altro, ora non ci sono più, perché mio padre è venuto a mancare nel Febbraio 2013 e mia madre addirittura a Marzo 2006.”
A quali sensi e doti hai saputo maggiormente dare risalto nel corso di questi anni?
“Ovviamente quando si perde qualcosa – che sia un arto o un senso - è chiaro che tutto si appoggia su quello che resta. In qualche modo si sviluppa tutto quello che hai, quindi questa situazione, unita alla forza di volontà mia e soprattutto della mia famiglia, - che mi ha sempre sostenuto - sono i vari ingredienti, come li chiamo io, per riuscire in quello che ho fatto fin qui. I sensi che si sono sviluppati di più, inevitabilmente, sono tutti gli altri, soprattutto l’udito, ma anche il tatto... pure quando viaggio, spessimo tra l'altro, lo faccio a tutto tondo, a me piace sentire gli odori, i sapori dei posti che visito.”
Secondo te oggi le persone sono discriminanti in un certo modo verso alcuni tipi di problematiche?
“Secondo me, l’Italia non è ancora pronta! La cultura del “diverso” è ancora molto mediocre, da tutti i punti di vista, e non solo per la disabilità, ma anche verso le varie etnie, verso i diversi orientamenti sessuali, un po’ verso tutti… A me viene in mente una grande D, quella della discriminazione, all’interno della quale possiamo trovare altre tre D: la disoccupazione, la donna, la disabilità… tutte, per motivi diversi, con delle difficoltà enormi… !”
Tu sei Avvocato penalista, hai trovato difficoltà per affermarti in questa professione?
“Sono penalista dal 2000, le difficoltà ci sono, inutile nasconderlo, e ci sono state, ma sono legate a tante situazioni. Intanto, sicuramente, quelle di tipo proprio pratico, 20 anni prima, sicuramente non avrei potuto esercitare, perché mi aiutano moltissimo le tecnologie… ovviamente, dal punto di vista soggettivo mi sono dovuto imbattere in quelli che sono gli scetticismi delle persone, che siano magistrati, colleghi o clienti, spesso mi sono dovuto anche confrontare in qualche modo e perfino scontrare con certe concezioni…”
Come ti definiresti oggi?
“Sono una persona molto tenace, sto cercando anche di auto proteggermi in un certo senso, perché sono sempre stato molto sensibile, però questa sensibilità poi diventa vulnerabilità, quindi con il tempo, con le proprie esperienze, per forza – perché come dico io, tutti abbiamo diritto alla felicità – per essere veramente felice, devi proteggerti, e per proteggerti, devi crearti quella che all’inizio è una corazza, che non deve essere troppo spessa, altrimenti non ti fa respirare… Ho anche moltissimi difetti, che ben vengano, perché sono proprio quelli che, se accettati dagli altri come caratteristiche, diventano unici… come ciascuno di noi.”
Nel futuro come ti vedi?
“Attualmente sono anche curatore della collana “Diritto & Diritti” della casa editrice Il Papavero, una cosa che mi piace moltissimo, perché l’editrice mi ha dato una grande opportunità, quella di far nascere e dirigere questa collana giuridica che si occupa anche di disabilità e diversità. Una collana che è nata nell’autunno 2020, all'interno della quale già sono stati pubblicati 6 testi. E comunque con la casa editrice Il Papavero sto vivendo delle esperienze bellissime, perché è prestigiosa, molto vicina al sociale, l’unica che permette di adattare tutti i propri testi alle esigenze dei non vedenti. L’unica che ha regalato dei testi ai detenuti della Campania e che opera spesso negli ospedali facendo beneficenza. Sono veramente onorato e felice di farne parte, sia come autore che come curatore di collane.”
C’è stata una presentazione del tuo libro?
“Abbiamo fatto una prima presentazione a Marzo alla Sala Consiliare del Comune di Napoli ed è stata un’esperienza molto bella ... tra l’altro devo ringraziare il consigliere Iris Savastano del Comune di Napoli che ci ha tenuto molto ad organizzarmela, riuscendo ad ottenere la disponibilità e la presenza fisica dell’assessore alle politiche sociali Luca Trapanese. Sono stato davvero felice di tutto questo, perché è una grandissima esperienza. Poi contiamo di diffonderlo ovunque, anche perché si trova sia sugli store online che in libreria.”
Cosa si dovrebbe cambiare, secondo te, nella società, per agevolare le persone con determinate problematiche?
“Intanto dovremmo cambiare le parole… le parole hanno un peso! E spesso crediamo che determinate parole siano dei sinonimi, invece no. Io spesso sento parlare di disabilità come sinonimo di handicap, ma non è così… se noi riusciamo ad eliminare gli handicap, le persone con disabilità possono vivere meglio. Io faccio sempre un esempio: se una persona con disabilità può camminare con la carrozzella, un cieco con il bastone o con il proprio cane guida, ma poi costruiamo strade o marciapiedi con barriere architettoniche, quella è la vera disabilità… Così per il lavoro, se ad una persona che ha bisogno di determinati accorgimenti, questi non gli si forniscono, si crea l'handicap. Ecco perché la disabilità è una cosa e l’handicap un’altra, quest'ultimo è creato dalla società, la disabilità no.”
Progetti futuri?
“Spero di scrivere ancora, sia dal punto di vista giuridico che da quello narrativo. E’ una cosa che mi piace molto e, inutile dirlo, vorrei proseguire con la casa editrice Il Papavero, perché da quando li ho conosciuti, dico scherzosamente – e neanche tanto – ho trovato casa! Donatella De Bartolomeis e Martina Bruno sono due persone veramente eccezionali! Straordinarie come persone e come professioniste!”
Concludendo?
“Giusto come chiosa finale io dico che, più una persona cosiddetta normodotata si rivolge ad una persona con disabilità, con grande spontaneità e normalità, più si evitano le gaffe… Ad esempio, spesso qualcuno si rivolge a me che sono appunto cieco totale e mi dice “andiamo a vederci un film” e poi subito dopo si scusa per averlo detto. Io dico sempre “la gaffe l’hai commessa nel momento in cui ti sei corretto”! “


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