Scrivere è una terapia per me.
Pamela Luidelli è una brava autrice, non c'è alcun dubbio. Il suo stile è semplice e sa arrivare dritto al cuore dei suoi lettori con la sua grazia. Ad oggi ha all'attivo due romanzi gialli “Un caffè per la vittima” (2021) e “Un caffè per l'assassino” (2022) che hanno visto come protagonista l'investigatrice del tutto improvvisata, simpatica e pasticciona, Beatrice Testaccio. Ora ha dato alle stampe “Diretto all'Inferno” (2023), un intenso romanzo noir ambientato interamente nel mondo della Boxe.
Pamela, presentati ai nostri lettori con pregi, vizi e virtù...
"Scrivere di me stessa non è facile, perché mi rendo conto di avere più difetti che virtù. Per esempio, sono una grande appassionata di latte e tè, che bevo in abbondanza, soprattutto quando mi dedico alla scrittura. Un’altra passione, se così si può chiamare, è la lettura: sono una di quelle persone che preferiscono comprare un libro anziché un vestito. Credo che ciò che conta davvero sia la bellezza interiore, non quella esteriore; spesso l’apparenza inganna. Non so elencare i miei pregi, ma posso dire che amo la natura, gli animali (in particolare gli asinelli e i cani) e la tranquillità. Potrei scrivere un libro su di me, ma sarebbe come descrivere l’animo contrastato del dottor Jekyll e di mister Hyde! Non so se sia un pregio o un difetto, ma sono molto determinata: quando ho un obiettivo in mente, non mi fermo fino a raggiungerlo. Ricordo ancora quando feci leggere il mio primo romanzo a un amico scrittore e lui mi disse con gentilezza che non avevo le doti per diventare un’autrice e mi consigliò di continuare a scrivere solo per me stessa. Fu un duro colpo, ma grazie a quel giudizio mi misi alla prova per dimostrargli che si sbagliava."
Oggi sei un'autrice con all'attivo tre romanzi. Che ricordi hai della prima volta che ti sei messa a scrivere la prima pagina del primo?
"Forse vi stupirà, ma il primo romanzo che ho pubblicato non è il primo che ho scritto. Ho un altro manoscritto, di genere diverso, che spero di portare presto alla luce. È un romanzo a cui tengo molto, come a quello che ho già pubblicato. Scrivere Un caffè per la vittima è stato divertente e rilassante: mi sono affezionata alla barista più sfortunata di Castel Lassù. A volte mi sono sorpresa a ridere da sola, immaginando le sue disavventure. Adoro Beatrice e non mi stancherò mai di narrare le sue storie, che in fondo sono anche le mie."
Tu sei una giallista. Che cosa ami particolarmente di questo genere?
"Ho scoperto tardi la passione per la lettura e soprattutto per la scrittura. Da bambina ero affascinata dalle serie TV di genere giallo, come Colombo, Mai dire sì, Top Secret, La signora in giallo e ovviamente Sherlock Holmes. Mi piaceva seguire le trame e cercare gli indizi. Poi ho iniziato a leggere e il giallo è diventato il mio genere preferito. Mi piacciono i misteri, se avessi potuto nella vita reale avrei voluto fare la detective, ma ai miei tempi le donne non potevano entrare nelle Forze dell’Ordine. Per fortuna ora le cose sono cambiate."
Nei primi due romanzi troviamo la figura, decisamente speciale, di Beatrice Testaccio, che si ritrova a fare la detective senza quasi rendersene conto. A chi ti sei ispirata per la creazione del suo personaggio?
"Beatrice è il mio alter ego. Quando ho iniziato a darle forma, mi sono resa conto che il suo carattere impetuoso, le sue paure, la sua determinazione a non mollare mai, erano in realtà i miei. Ovviamente ho esagerato un po’ per rendere il personaggio più interessante. Però c’è stato un episodio in cui mi sono davvero identificata nella barista…Non posso svelare di cosa si tratta, ma mi sono sentita molto utile."
In che cosa e per che cosa credi di assomigliarle?
"Come dicevo prima, sono molto simile a Beatrice: ho il suo stesso caratteraccio, la sua impulsività e la sua testardaggine. Beatrice vorrebbe perdere qualche chilo, ma non riesce a seguire una dieta e si consola con una stecca di cioccolato quando è stressata. Anche io faccio così, forse perché per me conta di più l’essere che l’apparire e cerco qualcuno che mi apprezzi per come sono, senza seguire gli stereotipi. Penso che ognuno di noi debba essere se stesso, senza imitare nessuno. Mi piace ricordare una frase di Gandhi: “La vera bellezza, dopo tutto, sta nella purezza del cuore”. Se volete sapere di più su di me, vi consiglio di leggere Un caffè per la vittima e Un caffè per l’assassino."
Oggi sono davvero tante le fiction in TV tratte da romanzi di autori italiani di successo. Potendo sognare, quale attrice vedresti bene a interpretarla?
"Mi piace quando le serie TV si ispirano ai romanzi, perché i libri fanno sognare. E se potessi sognare anch’io, chi vorrei che interpretasse Beatrice? Forse la compianta Anna Magnani, ma tra le attrici moderne famose mi viene in mente Sabrina Ferilli. Oppure Luciana Littizzetto, che ha il suo stesso spirito ironico. Però dovrebbero mettere su qualche chilo e trascurare un po’ il loro aspetto e non so se sarebbero d’accordo."
In qualche maniera anche un autore deve essere un bravo interprete, visto che deve interpretare le sue emozioni e le sue fantasie per poi metterle su carta. Tu quando capisci che è venuto il momento di ascoltarle?
"Scrivere non è sempre facile per un autore, a volte serve un’esperienza personale per cogliere le emozioni e trasferirle sulla carta. Io scrivo spesso in base al mio umore o al modo in cui vedo la vita in quel momento. Sono una persona impulsiva e a volte mi trovo in situazioni bizzarre, che poi mi fanno ridere e mi viene voglia di raccontarle agli altri. Scrivere è una terapia per me, soprattutto quando invento le avventure di Beatrice. Poi ci sono i momenti in cui vorrei isolarmi dal mondo e allora mi viene in mente una trama noir, quasi senza rendermene conto."
Si dice che un bravo autore sia in primis un bravissimo lettore. Tu che ne pensi?
"Credo che sia fondamentale leggere tanto e imparare da chi ha più esperienza di te e accettare i suoi consigli. Ma la lettura deve essere anche un piacere, io per esempio se non leggo per qualche giorno mi sento incompleta, come se mi mancasse qualcosa nell’anima. Leggere mi apre le porte di mondi immaginari da cui non vorrei mai uscire. Nella mia libreria ho quasi novecento libri, tutti letti e alcuni anche riletti più volte. Una volta uno scrittore mi disse di leggere di meno e scrivere di più, ma per fortuna non l’ho ascoltato. Penso che uno scrittore che non legge non possa pretendere di essere letto."
Pamela fra cinque, dieci e vent'anni, come la vedi? Come sarà?
"Non so cosa mi riserverà il futuro, perché la vita è piena di sorprese. Non si finisce mai di crescere, di imparare. Ma se devo essere sincera, il mio sogno è invecchiare con mio marito, leggendo libri in una casetta in Toscana in compagnia di un dolce cane salvato dal canile. Se poi la fortuna mi regalasse anche la possibilità di continuare a scrivere, sarebbe meraviglioso."


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