76° Festival di Locarno 2023.

76° Festival di Locarno 2023.

Dal 1946, nel pieno del fervore culturale della ricostruzione, il cuore del cinema di qualità ha iniziato a battere a Locarno, in Svizzera. Grazie al suo programma estivo, pensato per il grande pubblico e per i cinefili, e a cornici come lo spazio democratico di Piazza Grande – lo schermo all’aperto più grande del mondo, con i suoi 8.000 posti –, il Locarno Film Festival offre una location unica per scoprire il meglio della produzione nazionale e internazionale. Dal cinema di finzione al documentario, dal lungometraggio al formato breve, dalle nuove frontiere del racconto filmico sino alla riscoperta dei tesori del passato.



Tra lo specchio incantato del lago e le montagne del Canton Ticino, si incrociano le strade dei nuovi talenti dell’immagine, dei membri dell’industria dell’audiovisivo, dei maestri della settima arte e di chi il cinema vuole goderlo, capirlo o impararlo. Una comunità in via d’espansione, a cui sono dedicate anche altre numerose attività diffuse lungo tutto l’arco dell’anno.

Quest'anno, il Locarno Film Festival ha annunciato il passaggio dalle categorie di performance attoriale basate sul genere a delle nuove categorie neutre. Tra i primi festival mondiali a introdurre questo cambiamento, la manifestazione ha regalato una 76esima edizione ancora più aperta e inclusiva, capace di rappresentare appieno il suo universo di talenti.

Nel programma del Concorso Internazionale sono emersi soprattutto Essential Truth of the Lake del cineasta filippino Lav Diaz, sorta di mystery surrealista in bianco e nero con un paesaggio segnato da un lago impenetrabile su un tenente che cerca di risolvere un caso vecchio di 15 anni, il francese Yannick di Quentin Dupieux, sospeso sul binomio tra arte e controllo della rappresentazione e Do Not Expect Too Much Of The End Of The World firmato da Radu Jude, uno dei nomi di punta del cinema rumeno, tra road movie, commedia sarcastica e film di montaggio in un film sul cinema e sullo sfruttamento del mondo del lavoro.

L’Italia invece è stata rappresentata da Rossosperanza di Annarita Zambrano, visionario spaccato dell’Italia del 1990 su una rivolta generazionale contro i padri che si tinge di sangue e Patagonia, esordio nel lungometraggio di Simone Bozzelli (che aveva già messo in luce il suo enorme talento con il cortometraggio J’ador), in una storia di libertà e prigionia con al centro l’incontro magico e inquietante tra un ventenne abruzzese e un animatore girovago.

Tra gli altri titoli in gara per il Pardo d’oro, Nuit obscure. Au revoir ici, n’importe où del regista francese Sylvaine George, cinema di frontiera, di transito, sospeso tra il giorno e la notte, su un gruppo di minorenni che cercano di raggiungere l’Europa in ogni modo e Critical Zone dell’iraniano Ali Ahmadzadeh, viaggio (semi)clandestino nei bassifondi di Teheran.

La sezione Piazza Grande ha riproposto Anatomie d’une chute di Justine Triet (con protagonista Sandra Hüller tra gli ospiti annunciati) fresco vincitore della Palma d’oro al 76° Festival di Cannes da dove è arrivato il notevole The Old Oak di Ken Loach, indignato, rabbioso e forse sognatore.

Il film di chiusura, Shayda, che ha già vinto l’Audience Award al Sundance Film Festival, ha segnato l’esordio della regista iraniano-australiana Noora Niasari, ha come protagonista Zar Amir Ebrahimi, premiata come miglior attrice al Festival di Cannes del 2022 per Holy Spider e vede Cate Blanchett tra i produttori esecutivi.

Ci sono poi il nuovo film di Laura Luchetti, La bella estate, ambientato a Torino nel 1938, dove la protagonista trova il coraggio di essere sé stessa e quello di Edoardo Leo che rilegge la parola di Shakespeare in Non sono quello che sono. The Tragedy of Othello di W. Shakespeare.

Tra gli appuntamenti da non perdere, a dimostrazione di un festival che allarga il più possibile i propri orizzonti, c’è stata la retrospettiva Espectáculo a diario. Las distintas temporadas del cine popular mexicano, curata da Olaf Möller con la collaborazione di Roberto Turigliatto, che ha proposto 36 film messicani realizzati tra gli anni Quaranta e Sessanta e permetterà di conoscere o riscoprire grandissimi cineasti come Emilio Fernández e l’opera di registi come Alejandro Galindo, Chano Urueta, Miguel Melitón Delgado, Juan Bustillo Oro e Gilberto Martinez Solares.

Tra i riconoscimenti assegnati al festival, hanno spiccato il Pardo d’onore Manor a Harmony Korine, il Pardo alla carriera Ascona-Locarno Turismo Tsai Ming-liang e il Vision Award Ticinomoda al montatore Pietro Scalia.

Un viaggio che è stato una festa che ha celebrato tutti i colori del cinema.

Foto: Nick Zonna


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