Maio, perfetto portavoce di eccellenza italiana, posto sul roof garden della Rinascente di Roma, coinvolge gusto, olfatto, vista ed udito, per un'esperienza di grande stile ed unicità. LF vi racconta la serata gastronomica propostaci dallo chef Luca Seveso.
Roma è ricchissima di luoghi panoramici, scorci unici, pezzi di storia che ne raccontano la grandezza di un passato glorioso e gli elementi pittoreschi tipici che ne caratterizzano il valore.
Indubbiamente il posto in cui ho cenato assieme ad una collega di Crema, per raccontarvi la mia esperienza enogastronomica, è tra i più suggestivi della capitale: il Maio Restaurant.
Situato su due livelli della Rinascente di Roma di Via del Tritone 61, mi è apparso immediatamente come una sorta di gioiello incastonato in centro città. Il design moderno e raffinato, la scelta di materiali ricercati e funzionali, conferiscono all’ intero ambiente un’atmosfera intima e chic, rendendo la location il luogo ideale per eventi esclusivi, ma anche per una cena a lume di candela, con una metamorfosi da vivere dalla luce del giorno al tramonto, fino al cielo stellato di Roma.
Il design è stato affidato all’Arch. Giorgia Longoni che ha reso protagonista l’intero ambiente, valorizzandone gli spazi: gli ospiti vengono accolti al desk di ingresso, dietro al quale si sviluppa il bar, con un impatto scenico e allo stesso tempo accogliente, senza oscurare la vista: in marmo verde Alpi diamantato, il bar ha un aspetto naturale, sia pur prezioso, con specchi e bottigliera ad ampliare lo spazio, rendendolo ideale per sorseggiare un cocktail in attesa del tavolo o anche per un aperitivo o un pasto informale.
Si accede così alla terrazza coperta e all’ambiente interno attiguo, con ampie vetrate che consentono di unire visivamente gli spazi arredati in maniera similare, dando respiro alla zona ristorante: legni caldi, specchi anticati, tappeti e colori verdi scaldano lo spazio lasciandolo informale; le piante accentuano il ritmo delle panche e creano zone di privacy.
Dalla scala di fronte al banco bar si accede al 7° piano dove la luminosa terrazza sotto il cielo di Roma è caratterizzata dal tipico travertino, quale omaggio alla città, e da un lungo banco di 7 metri, oltre ad accenti in ottone per impreziosire gli elementi. Qui una zona è dedicata alla meravigliosa vista da godere con tavoli alti oltre ai tavoli per il pranzo o la cena e la zona lounge per un drink informale.
Il nome del ristorante deriva da quello dei due fratelli fondatori del marchio, Massimo ed Alessandro Maio. Spirito imprenditoriale, passione e scelta per l’enogastronomia di qualità sono i valori chiave che da oltre 40 anni caratterizzano la famiglia Maio. Il pensiero moderno e visionario di Alessandro e Massimo ha portato alla realizzazione di progetti ambiziosi e alla creazione di format ristorativi di successo, all’insegna della ricerca e alta qualità. Maio si fa portavoce dell’eccellenza e, forte di un background culturale fatto di instancabile ricerca e sperimentazione, è protagonista in ambienti esclusivi e partner in progetti speciali.
Il servizio quotidiano comincia alle 10.00, con la prima colazione, dolce o salata, continentale o americana, con i maritozzi dalle diverse farciture, la caffetteria, i succhi e i drink. Tra le proposte del pranzo, adatte a un menù snello, la scelta è ampia e molti piatti sono disponibili anche a cena.
Appena giunta al settimo piano mi si è stagliato davanti agli occhi un tramonto dall'alto da togliere il fiato ... la Cupola di San Pietro, Monte Mario, il Pincio, tutto mi parlava di bellezza ed armonia.
Siamo state accolte immediatamente dall'efficentissimo e simpatico maitre Antonio Grassia che ci ha deliziate con una coppa di bollicine, quelle iconiche della Maison Möet & Chandon, servite nella coppa tradizionale e non in flute!
Dopo qualche foto di rito (e come non scattarne!?!), siamo state condotte al nostro tavolo, già elegantemente apparecchiato e curato in ogni dettaglio.
La responsabile delle pubbliche relazioni e dei Social Media, Eleonora Vasco ci ha delucidate un pochino sulla nascita del ristorante capitolino ed anche di quello "gemello" di Milano.
Chef Luca Seveso, sempre in grado di attirare un pubblico esigente ed internazionale, offrendo un percorso gastronomico accessibile ed esclusivo, ci ha proposto piatti tipici rivisitati con gusto ed originalità, in perfetto equilibrio tra radici e contemporaneità. L’attenta selezione di materie prime di elevata qualità e il rigoroso rispetto della stagionalità dei prodotti sono alla base di Maio Restaurant.
Per iniziare, ho optato per una Caprese di mare, piatto che sa di estate, fresco, colorato, equilibrato e gustoso, ogni sfumatura di colore lo rende molto piacevole alla vista: bianco, rosso, verde, giallo e rosa, ogni elemento racchiude un sapore, dettagli che divengono un unico elemento... Ottima la qualità ed ho gradito moltissimo l'unione del salato (olive, gamberi, pomodorini) con quello dolce degli spicchi di uva verde!
La mia collega ha optato per il Magatello di vitello cotto a bassa temperatura con salsa tonnata e caviale.
Il primo piatto, degli squisiti Ravioli del Plin al ripieno di coda alla vaccinara. Io, che sono un'amante della coda alla vaccinara, garantisco personalmente che è stato un piatto emozionante e sorprendente!
Gli agnolotti del plin (o ravioli) hanno una lunga storia alle spalle, che risale alle antiche tradizioni culinarie del Piemonte. La loro origine è legata alla cucina contadina, in cui si utilizzavano ingredienti semplici e a disposizione per creare piatti gustosi e nutrienti.
La loro forma caratteristica, che ricorda quella di una piccola perla, deriva dal termine “plin”, che in dialetto piemontese significa “pizzicare”. Infatti, per creare i ravioli del plin, si utilizzano le dita per “pizzicare” la pasta fresca intorno al ripieno, formando così le piccole perline. Gli agnolotti del plin sono diventati famosi in tutta Italia e nel mondo, diventando un simbolo della cucina piemontese e un piatto tipico della zona del Monferrato, in particolare della provincia di Asti.
Per il secondo, mi sono nuovamente orientata sul pesce: Polpo arrosto con julienne di verdure. Un gusto corposo e delicato allo stesso tempo, buono due volte, perché ne ho assaporato prima la croccantezza della superficie e poi la morbidezza dell'interno. Perfetto sia mangiato tiepido che a temperatura ambiente. Ottimo!
E dulcis in fundo, è proprio il caso di dirlo, una Tarte au citron con meringa e lemon curd. Questo superlativo dessert dona grandi soddisfazioni per i contrasti di sapori: tra la croccantezza della base e il ripieno cremoso, tra l’acidità del lemon curd e la dolcissima sofficità della meringa ... un connubio sublime per il palato. Particolarmente squisita! Per chi ama i dolci senza compromessi che rispecchiano un po’ il nostro modo di vedere la cucina, dove i sapori sono importanti a patto che abbiano il loro equilibrio nella preparazione.
L'impiattamento di ogni singola portata è stato curato in ogni particolare, ricercato, ordinato e gradevolissimo.
L'intero personale è stato gentilissimo, sempre pronto ad esaudire ogni nostro desiderio e rispondere alle nostre domande con approfondita dovizia di particolari.
Una bella atmosfera ci ha avvolte per l'intera serata, facendoci sentire davvero a nostro agio, con un sottofondo musicale che ha reso tutto ancora più magico.
Una serata per chi ama le cose di qualità e ricercate, presentate con naturalezza.
Ringrazio tutto il personale del Maio che ci ha coccolate e fatte trascorrere una serata indimenticabile, in particolare: Alessandro Maio, uno dei proprietari, Claudio Tronci General Manager del Maio Group, Cosimo Trinchera Direttore del Maio.


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