Al Micro Arti Visive di Viale Mazzini 1 a Roma, un animato Vernissage, ha posto grande risalto alla mostra personale di Valentina Fabiani dal titolo "11 TELE. Undici storie da raccontare", e in una sala attigua anche quella del Maestro Andrea Vizzini che nel corso degli ultimi 30 ha trasformato il suo genere pittorico.
Un viaggio nell’onirico quello che abbiamo potuto apprezzare al Micro Arti Visive, attraverso le undici tele dell'artista Valentina Fabiani, che racconta la sua personale riflessione sull’identità. Figure senza tempo fluttuano nello spazio e si avvolgono le une alle altre in un mondo sommerso.
Osservando le tele traspaiono palesemente sagome e corpi fluttuanti che raccontano una storia, mettendo a nudo la parte che generalmente non riveliamo a nessuno, quella interiore, della sensibilità, della sfera privata. In una danza soave e poetica, a metà tra il sogno ed il reale, lo stiledi Valentina Fabiani, pur non discostandosi mai dalla scelta figurativa, racchiude codici e significati che richiedono una più attenta osservazione. Il corpo sì, è un involucro, entro cuisi esprime la nostra anima ma nella cultura occidentale degli ultimi tempi, quello stesso corpo e la sua cura hanno assunto un significato preminente che ha distolto lo sguardo dal profondo, che solo lo spirito può incarnare. Un viaggio nell’universo interiore dell’artista per approfondire la sua opera e il suo pensiero.
"Questa mostra ha preso forma circa un anno fa, trovando poi in questo spazio, il luogo perfetto in cui nascere ed essere definita sotto la attenta cura di Paola Valori. - ci ha raccontato Valentina Fabiani - "Il titolo di questa mostra è "11 TELE. Undici storie da raccontare", però io non le intendo come vere e proprie tele, piuttosto, 11 carte, che possono essere mischiate, oppure disposte una accanto all'altra come se fossero degli Arcani maggiori dei Tarocchi. Difatti, se gli Arcani Maggiori dei Tarocchi vengono stesi uno accanto all'altro, sembrano guardarsi e parlarsi, entrando in connessione tra loro. Il progetto fondamentale di questa mostra, infatti, si basa su tutto quello che noi non percepiamo di noi stessi, che ci trasmette la parte più bella e meno tangibile, cioè l'anima. Quindi è una mostra che parla di inconscio collettivo, di connessione, di tutta quella parte che emerge, come in questi quadri, dal sogno. Sembrano infatti delle anime, o meglio, degli archetipi, che vengono dal passato, fuoriuscendo da questa pittura molto fluida, proprio per ricordarci che c'è una parte bellissima di noi, la più vera, che è quella meno visibile, quindi di non nasconderla ma anzi di unirci. Un'altra caratteristica di queste tele o carte è il fatto che gli arti e le mani, nell'abbraccio, si illuminano, perchè siamo tutti connessi in un macro-collettivo. La Danza del Cosmo, ad esempio, ricorda i danzatori Sufi proprio perchè alla fine c'è una sorta di rotazione su se stessi con i volti verso l'alto in una ricerca del divino. Nell' altro, che si intitola sempre La Danza del Cosmo 1, ci sono degli archetipi che escono fuori dalla seconda tela come a riemergere dall'inganno di un mondo fittizio."
L’esposizione sarà in corso fino al 12 Ottobre e sarà visitabile tutti i giorni dalle ore 15,30 alle ore 19,30.
Valentina Fabiani Nasce a Roma l’11 settembre del 1973 e da allora le matite, i pastelli e qualsiasi cosa sia colore non l’ hanno mai abbandonata.Questo mondo bellissimo e ricco di fantasia per lei è sempre rimasto un giardino segreto dove essere se stessa.
La sua ricerca creativa la porta a spaziare in vari campi. Cominciando dalla moda con la creazione di alcune linee, si dedica poi alla creazione di gioielli e di cappelli per alcuni servizi fotografici, fino ad arrivare alle scenografie per la televisione, i cortometraggi e diversi video musicali. Un intenso mondo creativo che nel percorrere varie strade ritorna sempre al suo primo grande amore, la pittura, e negli anni lo riabbraccia, lo rielabora e finalmente lo rende pubblico. Nel 2006 la sua prima personale. Da allora non si allontanerà più dalla pittura e dai suoi arcobaleni materici esponendo i suoi lavori in Italia e all' estero.
(L'articolo prosegue sotto alla galleria fotografica!)
Accedendo ad una sala attigua, abbiamo potuto ammirare le tele di Andrea Vizzini, nato a Grotte in Sicilia, vive a Jesolo e, al momento espone a Venezia, a due passi da Piazza San Marco.
Mi ha introdotto alla conoscenza delle tele la disponibilissima signora Loredana Oliveri che ha gentilmente concesso alcune tele componenti l'allestimento della mostra.
Studioso delle tecniche artistiche dalla fotografia alla computer art, è stato tra gli iniziatori del movimento che, tra gli anni sessanta e settanta prima della Transavanguardia, si è orientato verso un ritorno alla pittura, contemporaneamente alle correnti concettuali. I suoi inizi sono caratterizzati da una pittura concettualizzata, usando la figurazione in contesti stranianti e diversificati, contribuendo con i principali esponenti del nucleo storico della Nuova Figurazione degli anni settanta alla graduale affermazione del movimento, quando il panorama dell'arte italiana era dominato da artisti quali Renzo Vespignani e Giuseppe Guerreschi. Nelle opere su tela, accompagnate da numerosi progetti riconfigura con sguardo visionario il senso del mito, della storia dell'arte e della letteratura.
La storia dell'arte e la sua iconografia è stata l'elemento centrale della sua ricerca, anticipatore ante-litteram del Citazionismo, non aderì al movimento promulgato da Maurizio Calvesi ed Enrico Crispolti per proseguire il percorso fuori da schemi e raggruppamenti definizionali. Le Opere del ciclo "Interni Teoretici" 1980, "Luoghi dell'eternità" 1986, "Iconico Aniconico", 1994 caratterizzati da un impianto simbolico, hanno manifestato una visione del mondo come dicotomia di due principi opposti.
Il motivo dominante delle opere adotta sempre più la coniugazione di valenze figurative con impaginazioni informali che via via lo porteranno subito dopo il periodo delle Negazioni (1995-1998) ad assumere, nella pittura e nella scultura, un atteggiamento sempre più intimista e minimale. Dopo l'utilizzo di acrilici e collage, ha sperimentato di diversi materiali, tra i quali la terra, il ferro, la luce (serie "I luoghi dell'Immortalità" dedicata a Gino De Dominicis o "Abduzione logica" dedicata a Balthus) abbracciando nel contempo una forma quasi caravaggesca della luce, che gli ha consentito effetti di profondità spaziale e un uso dell'architettura molto particolare.
Ha integrato il suo linguaggio attraverso la produzione di sculture e la decorazione di luoghi pubblici, alcune opere si trovano nella Collezione Farnesina. Nel 2008 in occasione delle Olimpiadi in Cina, espone alla Biennale di Pechino e un'opera viene acquisita dalla Galleria Nazionale delle Belle Arti. Affascinato dall'architettura e dalle prospettive impossibili di Maurits Cornelis Escher, l'artista riesce a dare ampio spazio a questo suo interesse realizzando un grande Mostra sempre nel 2008 all'Italian Cultural Istitute di Londra sul tema dei Luoghi dell'Eternità.
Nel 2011 allestisce a Napoli, presso il Museo Castel Nuovo - Maschio Angioino, una mostra personale, presentata da Angela Tecce dal titolo Codice Perpetuo, per la prima volta il dialogo tra pittura e scultura diviene più serrato e interattivo: le forme essenziali e cromaticamente pure entrano a far parte degli ambienti dipinti e nel contempo sono presenti in tutta la loro totemicità all'interno dell'esposizione, trasformando la sala espositiva in un riflesso speculare della rappresentazione pittorica.
Foto: Marlene Loredana Filoni


Sottoscrivi
Report
Miei commenti