Lorenzo Flaherty: "Interpretare a teatro un bel personaggio come Antonio Trentin, mi da una carica importante ed uno stimolo molto forte."

Lorenzo Flaherty: "Interpretare a teatro un bel personaggio come Antonio Trentin, mi da una carica importante ed uno stimolo molto forte."

LF ha incontrato il noto attore che, in anteprima, ci ha raccontato del ruolo che andrà a ricoprire dal Febbraio 2024 nel monologo "Solo - una vita", scritto e diretto da Monica Massone.

E' con grande piacere che ho intervistato Lorenzo Flaherty, notissimo attore che non ha bisogno di presentazioni. Schietto, simpatico, molto aperto, gioviale e disponibile nel raccontarsi con grande naturalezza, è l'artista delle sfide... E' un attore che si rimette sempre in gioco con nuovi ruoli molto diversificati tra loro. In fondo la vera prova da attore non è proprio questa !?! La voglia di scommettere su se stessi, di interpretare personaggi che diano quella spinta e carica emotiva, da renderli unici nel recitato. Lorenzo studia molto con certosina meticolosità e con un entusiasmo da ragazzino si lancia a capofitto in sempre nuovi progetti.

Tante sfaccettature per un grande professionista. Lorenzo Flaherty è questo, perchè un vero attore deve sapersi calare nel personaggio e viverlo fino in fondo.

Chi come me lo seguiva entusiasticamente nel ruolo del Capitano Riccardo Venturi nella serie TV R.I.S. Delitti imperfetti, ricorderà anche gli esordi con il debutto nel 1986 nel film Dèmoni 2, per la regia di Lamberto Bava, ma anche il suo impegno in teatro, sia come attore, recitando nel Macbeth, sia come regista de L'ultimo spettacolo. Segue la partecipazione al film Ciao ma' su Vasco Rossi, ma il primo ruolo di rilievo è nel film di Marco Tullio Giordana Appuntamento a Liverpool (1988).

Nel 1991 viene diretto da Lucio Fulci in Voci dal profondo, nel 1996 dal grande Pupi Avati in Festival.

L'ultima fatica di Lorenzo Flaherty è un docufilm su Ambrogio Crespi, l'imprenditore della comunicazione finito in carcere per una chiamata di un pentito risultata poi falsa. Un caso giudiziario clamoroso. In "Stato di grazia", regia di Luca Telese, - questo il titolo del film che, dopo essere stato presentato a Venezia, verrà proiettato domani sera in duplice serata in occasione della Festa del Cinema di Roma - Lorenzo Flaherty recita la parte dell'accusa: il Pm che ha curato le indagini.

Arrivando al prossimo impegno a teatro di Lorenzo Flaherty, previsto dal Febbraio 2024, con Solo - Una vita, per la regia di Monica Massone, in cui impersona Antonio Trentin, uno tra i milioni di anonimi militi della Grande Guerra, e di come abbia inseguito il suo ideale di libertà, alla ricerca di se stesso. La Prima Guerra Mondiale vista attraverso gli occhi di un ragazzo.

La storia di un antieroe, o, per converso, il vero volto dell’eroe di propaganda, la faccia scarnificata del Milite Ignoto sotto l’epica maschera del patriottismo, della democrazia e del progresso che, ieri come oggi, si cerca di esportare in territorio nemico di conquista.

Lo spettacolo è un omaggio a Stanley Kubrick e al suo “Full Metal Jacket”, nel denunciare un sistema di chiara manipolazione e annichilimento delle peculiarità del singolo e omogeneizzazione del pensiero.

Uno spettacolo di particolare intensità che andrà in tournée nei maggiori Teatri Italiani.

 

Lorenzo, benvenuto in LF MAGAZINE. Mi piace iniziare con il parlare dello spettacolo di cui sarai protagonista nel nuovo anno, esattamente da Febbraio 2024 in tournèe in giro per l'Italia con il monologo "Solo - Una vita"...

Sì, e ne sono molto contento. E’ uno spettacolo importante, per quello che racconta, per quello che rappresenta il personaggio, per la sua psicologia e per la rappresentazione stessa. Difatti è una fusione fra teatro e immagini, in quella che potrebbe essere quasi una connessione filmica. Questo lo rende molto interessante, moderno, con un tema molto importante... si omaggia Stanley Kubrick, con il suo Full Metal Jacket, perché Antonio Trentin, è un personaggio che si ritrova catapultato in una realtà che è difficile da accettare, soprattutto per chi ha dei sogni ed ha una determinata visione della cosa più preziosa che possiede, cioè la propria vita. In un'epoca, - ma poi lo andiamo a vedere anche in altri periodi, ahimè - in cui c'è una guerra di mezzo. E' molto attuale, perché purtroppo è sempre stato un trait d'union particolare, quello della guerra, della pace, e ancora di altre guerre e altra pace… Quello di cui parliamo, è la spersonalizzazione, l’annientazione di quello che è l’individuo, di quella che è una personalità, quando c’è la chiamata alle armi. Nella realtà che andiamo a rappresentare, era ben visto colui che si presentava al fronte, perché nel filo conduttore della formazione dell’epoca, la cosa giusta da fare, era questa. Tantissimi giovani si sono ritrovati catapultati a combattere, nelle prime linee, e spesso hanno perduto la propria vita… Si riflette proprio sul fatto di quanto fosse in gioco la loro vita, e di quanto la avrebbero volentieri spesa per qualcosa di più bello, qualcosa che gli apparteneva, per dei sogni, dei desideri. Il sogno e il desiderio di Antonio Trentin era quello di fare il maestro. Insegnare, avere un rapporto di comunicazione e di soddisfazione con gli studenti… è qualcosa con cui si va ad onorare una maggiore sensibilità di un individuo… Tutto questo viene annientato da una società che lo vuole a difendere il suo Paese, mettendo in gioco tutto. Quel tutto è la vita. Metterla in gioco, consapevole che di fronte hai un nemico che non ci pensa due volte ad annientarti, è crudele. Raccontiamo il percorso di Antonio Trentin, che attraversa tutto questo, che vive un’ambizione sana, bella, quella di costruirsi attraverso la propria idea, il proprio essere, la sensibilità, la personalità, il proprio ruolo nella società e nella vita. Mentre improvvisamente viene catapultato in una realtà in cui viene spinto anche dai propri genitori… all’epoca era così. Come è ben espresso nel film, c’è la spersonalizzazione dell’individuo, tutto deve essere omogeneo nel gruppo, i soldati sono tali e gli si cambia anche il nome, per renderli più soldati possibile. Tutto quello che ti appartiene diventa sempre più piccolo, perché tu lo devi difendere assieme alla tua vita. Ci si chiede perché? E accade quello che è successo a migliaia di giovani, ossia di cadere sui campi di battaglia, di cancellare totalmente con un colpo i loro sogni.

 

Ci sono dei tratti di Antonio Trentin in cui ti identifichi?

Sì, assolutamente. Partendo dal presupposto che noi abbiamo, come prima cosa, la nostra vita. Dobbiamo costruircela in maniera importante. La nostra personalità, i nostri affetti, i rapporti, quello che desideriamo… ognuno ha il diritto di poterlo fare con la massima libertà. Sicuramente se anche io mi fossi trovato nella situazione di Antonio, ossia di essere richiamato alle armi, lo avrei accettato, ma mi sarei sentito snaturato, rispetto alle aspettative personali.

 

Sul palco sarai da solo… Quanto è difficile recitare in solitaria?

Sì, a volte può essere complicato, ma interpretando un bel personaggio come questo di Antonio, con un testo scritto molto bene, mi da una carica importante ed uno stimolo molto forte.

 

In genere ti piace interpretare personaggi positivi o ruoli da antagonista?

Un altro aspetto di questo personaggio è che non è un buono o un cattivo, indubbiamente sta dalla parte dei buoni e anche degli eroi, in questo caso, per come va a finire in giovane età.

Mi piacciono quei personaggi completi che si mettono in discussione, che fanno un’ autoanalisi, che riflettono su dettagli, chiedendosi il perché di certe cose. E' un personaggio che è presente comunque anche in una situazione in cui non vorrebbe stare, esiste e reagisce di conseguenza, combatte in prima linea, ma non si sottomette totalmente, anzi, a ritroso va su quella che è l'essenza di vita…

Rispondendo alla tua domanda, mi piace questo tipo di personaggio, è completo, sensibile, buono, intelligente e amaro, perché purtroppo la sua vita si spegne in trincea.

 

Un po’ di anni fa hai interpretato la serie di successo R.I.S Delitti imperfetti, cosa ti ha lasciato quella esperienza?

Mi ha lasciato un grandissimo rapporto con il pubblico, innanzitutto, perché era una serie che in alcune sere, ha superato gli 8milioni di ascolti ... Era moderno all’epoca e, non me ne vogliano gli altri, io quando vedo certe cose oggi, le ritengo molto meno moderne di allora. Lo dimostra il fatto che le repliche vanno sempre molto bene. Tante persone, a distanza di anni, mi dicono che grazie a me hanno fatto il corso per entrare nell’Arma, in particolare nella Scientifica, o come Medico Legale ... questo mi ha colpito molto… Abbiamo rappresentato qualcosa di dinamico, c’era l’azione con personaggi strettamente legati alla realtà di un gruppo. Oltretutto avevamo la consulenza del Generale Luciano Garofano, non poca cosa... C’era una regia pazzesca, veramente al passo con i tempi, e ancora mantiene questo aspetto. Tante soddisfazioni e anche un senso di libertà, perché quello per me era un personaggio dinamico, che faceva grandi riflessioni ma era anche d’azione, mi sono divertirto nel farlo.

 

Invece con il Grande Fratello VIP ci hai mostrato un altro lato di te, della tua persona…

Sì, ma quello è stato un passaggio di esperienza particolare, me lo aveva chiesto la Rete di partecipare, e così ho fatto… un’esperienza appunto, ma il mio mondo è quello della recitazione e della fiction. Il reality è per i personaggi televisivi il cui mondo è il salotto tv… il mio, è il set.

 

Progetti futuri?

Per ora mi calo su Antonio Trentin…. Non pensavo fosse così bello, quando l’ho letto, ho detto, “Monica, lo voglio fare”. C’era un progetto per una mini serie in cui era prevista una mia partecipazione, che ho messo da parte proprio per dare spazio a questo personaggio che mi appassiona! Ora faccio solo tutto ciò che mi piace fare e questa è una di quelle.

Vorrei aggiungere che in occasione della Festa del cinema di Roma, ci saranno due proiezioni, Sabato 28 Ottobre (domani) alle 21.30, - rispettivamente nella Sala Cinecittà e nella Sala Fellini - del docufilm “Stato di grazia”, per la regia di Luca Telese, la triste storia di Ambrogio Crespi, in cui io interpreto un procuratore. Imperdibile a mio parere, perché narra una storia incredibile.

 

Concludendo?

Sono curioso e stimolato da come andremo a realizzare la rappresentazione di "Solo - Una vita", perché si dipana attraverso un racconto importante, di grande contenuto, classico, ma, al tempo stesso, con un tocco di modernità che noi diamo attraverso i filmati e una musica elettronica. Mi sembra di essere tornato indietro negli anni.

 

 

 


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