LF ha intervistato l'eclettico e 'colorato' artista ligure che predilige rappresentare il mondo animale sulle proprie opere utilizzando tecniche e materiali variegati.
Chi mi conosce, sa bene quanto io ami l'Arte in ogni sua sfaccettatura e genere. Sono uno spirito curioso, continuamente alla ricerca di chicche, dell'artista non convenzionale, originale, quasi unico ... deve attrarmi a colpo d'occhio. Tempo fa, durante una di queste mie ricerche, mi capita, del tutto casualmente, un colorato dipinto di un gatto (animale, tra l'altro, da me prediletto)... Vado a cliccare per sapere chi ne è il felice autore, ed ecco apparire il suo nome: Enzo Iorio. Beh, come per incanto, mi si è aperto un mondo ... di colori, di soggetti animali da me particolarmente apprezzati... di sensazioni che mi hanno trasmesso gioia, serenità... e tante cose belle! Un mondo delle meraviglie, in cui ho navigato come in un mare calmo e quieto, alla scoperta di mondi incontaminati, di isole felici.
Il mio primo pensiero è stato quello di contattare Enzo Iorio per richiedere un'intervista che il cortese artista ha subito accettato.
Enzo Iorio ben rappresenta quel mondo new vintage e nostalgico che mi riporta a tempi felici. Un artista dal cuore puro, ancora in grado di stupirsi e meravigliarsi come un bambino che sa stupire anche chi osserva i suoi lavori.
Enzo si è sempre occupato di arti visive, sia in forma teorica che pratica, ma sono solo 4 anni che si è deciso (grazie al figlio!) a tirare fuori dal cassetto i disegni, i dipinti e le grafiche che realizza. Non per mestiere, ma per passione, convinto che a più di sessant'anni sia arrivato il momento di mettere da parte remore, timidezze e dubbi. D'altra parte siamo noi estimatori, con i nostri commenti sui social, a dimostrare che la strada che ha intrapreso Enzo è quella giusta, perchè ci regala un sorriso. E di questi tempi, ne abbiamo tutti davvero un gran bisogno.
Immergetevi dunque in questo mondo fiabesco ed ottimisticamente variopinto!
Enzo, benvenuto in LF MAGAZINE! Innanzitutto ci racconti com'è iniziata la sua Arte pittorica?
Era una notte buia e tempestosa… Il giorno dopo avevo un importante esame di Storia dell’Arte all’università. L’ennesimo caffè che mi ero preparato per costringermi a restare sveglio si rovesciò sul tavolo e impregnò alcune fotocopie su cui stavo studiando. Si trattava di riproduzioni di Leonardo, Duchamp, Tiziano… Erano ormai inutilizzabili ma sovrapponendole in trasparenza offrivano uno spettacolo inedito! Le tenni da parte e dopo l’esame le usai come spunto per esperimenti in camera oscura. A quell’epoca - i primi anni Ottanta - la mia passione era la fotografia, tecnica che contaminavo già con interventi pittorici e grafici, ma in quei giorni capii che dovevo assolutamente approfondire la pittura e il disegno.
Che materiale utilizza di più nelle sue opere?
Ultimamente prediligo molto il legno per il risultato finale.
In genere parto da uno schizzo su carta, poi aggiungo i colori e infine faccio l’ultimo passaggio in digitale per poter realizzare la stampa su legno.
Grazie anche ai miei estimatori ho visto che la stampa su legno è la più apprezzata per lo stile delle mie opere, perché le rende uniche e garantisce colori caldi e brillanti che durano nel tempo.
Molti suoi soggetti sono animali multicolori... da dove nasce questa passione?
Adoro gli animali, di qualsiasi specie si tratti, perché ci riportano con i piedi per terra e ci aiutano a ricordare chi siamo veramente noi esseri umani, a prescindere dal grado di evoluzione che abbiamo raggiunto. Non sono tanto d’accordo con gli amici che sostengono di amare più gli animali che le persone, ma rispetto le loro opinioni, perché evidentemente sono basate su esperienze concrete fatte di delusioni e incomprensioni. Credo che amare gli animali aiuti a comprendere meglio anche le persone.
Da più di quarant’anni esplora gli sconfinati territori delle arti visive, spaziando tra fotografia, grafica, disegno, pittura e contaminazioni tra tecniche e generi... ve ne è una, tra queste, che predilige maggiormente?
Nel corso degli anni ho studiato e approfondito molte tecniche ma forse quello che mi piace di più oggi è proprio la possibilità di mischiare e confrontare i vari mezzi. D’altra parte viviamo in un’epoca in cui la fluidità e la commistione di generi, tecniche e linguaggi è protagonista indiscussa sia nel campo delle arti (musica inclusa) che della comunicazione.
Come si è trasformato il suo lavoro nel tempo?
Direi che con il trascorrere degli anni è diventato molto meno solipsistico e più attento al confronto con gli altri, siano essi estimatori, amici o colleghi. Molti artisti sono troppo inclini al “chi mi ama mi segua”, e questo, se può andar bene per un principiante che sta ancora affinando le tecniche e non può rischiare di essere dirottato fuori dal percorso di crescita professionale, assume paradossalmente una valenza limitativa per chi come me è entrato ormai a pieno titolo nell’età matura.
Lei ha anche esposto 'in tandem' con suo figlio Andrea, che esperienza è stata quella?
Felicità! È la prima parola che mi viene in mente. Abbiamo fatto diverse cose insieme e ne sono davvero soddisfatto. Andrea ha un’energia artistica coinvolgente. Devo ringraziare lui se nel 2015, dopo anni di stasi, ho ricominciato a tirare fuori dai cassetti i materiali e le idee che non avevo mai smesso di produrre ma che non avevo più mostrato a nessuno. Mi ero rifugiato nel mio lavoro di insegnante e mi bastavano le soddisfazioni derivanti dall’attività didattica che oltretutto mi occupava molto tempo ed energie; non avevo smesso di sperimentare con l’arte, tuttavia tenevo tutto per me. Fu Andrea che, a mia insaputa, contattò una piccola galleria e mi costrinse a uscire allo scoperto. È stato come rinascere.
Lei ha dedicato un'illustrazione al noto Mike Bongiorno…
Sì, un altro filone della mia produzione artistica è centrato sulla Liguria, la regione in cui vivo e alla quale ho dedicato centinaia di disegni, illustrazioni, dipinti. Mike Bongiorno è il protagonista di uno di questi lavori dedicati alla città di Sanremo che alcuni anni fa fece erigere una statua per celebrare l’inventore di “Allegria!” il saluto più famoso e popolare della TV italiana.
Quali sono i maestri e gli artisti a cui guarda?
La lista degli artisti che ammiro è lunghissima. Va dagli sconosciuti autori delle grotte preistoriche di Altamira e di Lascaux alle più recenti “scoperte” di Larry Gagosian. Per esempio, uno dei filoni del mio lavoro ha per protagonista la Venere dei Balzi Rossi, una statuina alta 6 centimetri risalente a circa 30mila anni fa, ritrovata in una caverna abitata dai cosiddetti uomini primitivi; l’ho stilizzata, attualizzata e inserita nei più disparati contesti. Apprezzo e osservo qualsiasi genere o corrente artistica, dall’astrattismo ai cartoni animati. Sono affascinato dalle infinite possibilità creative che ci offre quel mistero che chiamiamo Arte.
Che ruolo ha il disegno nella sua pratica e in relazione alle sue opere?
Direi che ha un ruolo fondamentale in fase di ideazione, quando cioè l’opera inizia a prendere forma e ad acquisire un significato. Ma reputo più importante la composizione dell’immagine, l’equilibrio tra i diversi elementi che la compongono, e naturalmente il colore.
Quanto conta la tecnica?
È molto importante saper padroneggiare una o più tecniche, ma ciò che è veramente fondamentale nell’arte è l’idea di partenza. Avere un obiettivo preciso su ciò che si vuole comunicare e in che modo rappresentarlo: è questo che conta veramente. La tecnica può essere corretta, perfezionata, ma se manca l’idea che sappia catturare l’attenzione e scaldare il cuore, è puro esercizio di stile.
La sua è una pittura lenta o veloce?
Dipende molto dal tema, dal soggetto e dalle tecniche utilizzate: alcuni lavori richiedono un ritmo lento e meditato, con la delicatezza di un brano di Chopin, mentre altri si impongono con l’urgenza di un action painting, con l’energia di un brano hard rock.
Come definirebbe la sua pittura?
Se mi è consentito usare due parole che non c’entrano nulla con l’arte in senso stretto, definirei la mia attività artistica “carezze e pizzicotti”. Traducendo, vorrei dire che mi piace soprattutto far star bene chi guarda una mia opera, accarezzargli il cuore, come si suol dire. A volte sento anche il bisogno di essere un po’ più incisivo per veicolare meglio un messaggio, ma in quel caso mi limito a qualche pizzicotto appunto; in fondo non mi piace mettere i piedi nel piatto e non voglio sconvolgere nessuno. Abbiamo già troppi messaggi negativi…
Cosa significa fare pittura oggi?
Significa avere la mente aperta e confrontarsi con il mondo intero, essere presenti. Ma di questo non sono poi tanto convinto: penso che in qualsiasi momento potrebbe emergere un grande artista che vive isolato dal resto del mondo, un eremita che ha una sua filosofia esistenziale e che seduce la nostra immaginazione e tocca nel profondo il nostro spirito.
Cosa pensa della scena della pittura italiana contemporanea?
Attualmente in Italia ci sono molti artisti eccellenti che potrebbero stare benissimo nel gotha internazionale dell’arte con la “a” maiuscola, ma in realtà oggi è il mercato a dettare legge e lì spesso entrano in gioco fattori che esulano dal valore intrinseco del prodotto artistico.
Progetti futuri?
Il mio sogno è quello di veder nascere una fattoria dell’arte, un luogo-laboratorio in mezzo alla natura dove si sperimentino tecniche artistiche, linguaggi vecchi e nuovi, attività didattiche, esposizioni, incontri e conferenze… Un’area dove anche i più giovani possano trovare spazio e supporto in cui far germogliare e sviluppare le buone idee.
Concludendo?
Spero in un mondo in cui ci sia sempre più spazio per la bellezza. Per tutti.


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