Un pubblico entusiastico ed un sold out per 12 giorni consecutivi, decretano un'altra grande acclamazione per la compagnia "Piccolo Teatro il Salotto di Pulcinella" capeggiata dall'attore e regista Raffaele De Bartolomeis, per il secondo anno consecutivo, in scena con una commedia scritta dal grande Eduardo.
Vedere i dieci attori ringraziare il pubblico per avergli decretato un altro grande successo, mentre gli applausi si ripetevano ancora e ancora, ha reso l'ultima replica di "Non ti pago" densa di significato. Tutta la compagnia, senza privilegi di ruolo, si è offerta al pubblico come un omaggio a chi questo spettacolo lo ha fortemente voluto, Raffaele De Bartolomeis, che oltre a ricoprire il ruolo da protagonista ne ha anche realizzato la regia.
Raffaele, nella parte di Ferdinando Quagliuolo ci sguazza con grande mestiere e adesione in una interpretazione che sa di novità e di tradizione, di sottili cattiverie e di bonomie gelosamente nascoste. A questo testo, l’attore oltre che regista, porta una sua sensibilità, rendendolo colmo di colpi di scena, risate ed emozioni pure.
"Non ti pago" commedia in tre atti scritta e pubblicata da Eduardo De Filippo nel 1940 e messa in scena la prima volta l’8 Dicembre dello stesso anno al teatro Quirino di Roma riscuotendo un enorme successo, è una piece leggera, che poggia le sue basi sulla credenza, tutta napoletana, dell’intervento dei morti nella vita dei vivi e, in particolare, in quell’abitudine e addirittura vizio del gioco del lotto che si deposita nella quotidianità cittadina attraverso l’interpretazione di ogni evento, soprattutto dei sogni, tramite i quali un parente o anche uno sconosciuto, suggerisce i numeri da giocare, per poi venire interpretati attraverso la “smorfia” napoletana. L’opera teatrale si accosta a quella crisi tanto descritta da Luigi Pirandello, del quale De Filippo fu amico, allievo e grande simpatizzante. In essa troviamo quella che potremmo chiamare la sintesi della commedia napoletana di Eduardo e del dramma pirandelliano; la descrizione del piccolo borghese ripulito, padre di famiglia, e quegli innesti di linguaggio e cultura propri del dialetto e delle credenze popolari. Buon senso e superstizione, ragione e credenza, s’innestano nella storia raccontata.
Lo svolgimento della commedia, mette in evidenza la genialità dell’autore, che non si avvale di tematiche profonde o di personaggi altisonanti, ma gioca sulla psicologia, la superstizione, i contrasti coniugali e le invidie affettive.
La trama narra la storia di una famiglia napoletana composta da Ferdinando Quagliuolo (Raffaele De Bartolomeis), marito e padre severo, titolare di un banco lotto; Concetta (Immacolata Priore), moglie e madre, paziente e premurosa; Stella (Gabriella Iovino), figlia bella e rispettosa, ma vittima di un padre poco amorevole e comprensivo; attorno a loro gravitano gli altri personaggi: Mario Bertolini (Alessandro Esposito) dipendente di Ferdinando e corteggiatore, follemente innamorato di Stella; l’uomo di fiducia di Don Ferdinando (Mario Sapia Aglietiello), che dà manforte al padrone di casa, bizzarro e fantasioso nell’esternazione del gioco del lotto, la domestica (Federica Piermarioli), un vicino di casa (Giancarlo Villani) di Quagliuolo, che lo accusa di avergli avvelenato l'amato cane.
Il primo atto si apre in casa Quagliuolo dove regna la pace e la serenità, interrotta ben presto dall’arrivo di Bertolini, che dopo aver salutato, molto educatamente, Ferdinando e Concetta, si appresta ad uscire in compagnia di Stella. Questa intimità tra i due giovani fa ben intendere a Ferdinando che i due ragazzi si frequentano col solo consenso della mamma. Il padre va su tutte le furie, schiaffeggia Stella, dice chiaramente a Bertolini di stare alla larga dalla figlia e mette a tacere sua moglie che lo rimprovera. Bertolini, infastidito dal gesto, comincia a litigare con Ferdinando, il quale minaccia di licenziarlo e lo caccia in malo modo.
Subito dopo l’uscita di Bertolini, Concetta cerca di far ragionare Ferdinando dicendogli che in realtà il giovane Mario sarebbe perfetto per Stella, ma il marito non ne vuole sapere, non lo tollera soprattutto perché come lui stesso afferma: “è troppo fortunato!”. In effetti Bertolini gioca a lotto e vince molto spesso; anche Ferdinando non si lascia scappare una sola estrazione, ma non fa altro che perdere, quindi nutre nei confronti del ragazzo una profonda invidia, nonostante non voglia ammetterlo. Infatti, quando la moglie prova a farglielo capire, si arrabbia e afferma che il suo odio è dovuto anche al fatto che due anni prima aveva preso in affitto la sua vecchia casa mancandogli, a suo avviso, di rispetto. La discussione si placa soltanto quando la domestica gli consegna l’estrazione della giornata.
Ferdinando nel leggere la combinazione vincente rimane sconcertato, infatti i numeri sono: 1,2,3,4 e 26. Per lui si tratta di una combinazione assurda, ma l’apoteosi dell’ira viene raggiunta quando improvvisamente si presenta Bertolini sostenendo di aver vinto una quaterna di quattro milioni grazie al padre defunto di Ferdinando, Don Saverio, che in sogno gli ha suggerito i numeri da giocare. Ferdinando, del tutto sbalordito, si fa raccontare il sogno e nell’apprendere che il padre si era rivolto a Bertolini usando il nomignolo che era solito dare a lui, s’impossessa del biglietto, sostenendo che il padre in realtà era intenzionato a darli a lui. Con queste parole e i volti sconcertati di Concetta, Stella, Bertolini e la domestica si conclude il primo atto.
Il secondo atto si apre in un’atmosfera del tutto cupa; sia Stella che sua madre, mortificate dal comportamento di Ferdinando, si rivolgono al prete di famiglia (Antonio Coppola) per farlo ragionare. Ma anche questo tentativo fallisce, perché Ferdinando resta fermo sulla sua posizione, anzi si mette addirittura in contatto con un avvocato (Massimiliano Ferretti). Tuttavia quest’ultimo, dopo aver ben appreso la dinamica dei fatti, gli dice che c’è poco da fare, la vincita spetta al giovane e non gli resta che consegnare il biglietto al suo legittimo e proprietario. Ferdinando non si arrende neppure dinanzi all’evidenza. Anzi, medita, escogita, architetta altri piani…
E a tal proposito una rivelazione gli è fondamentale. Riceve infatti la visita di un’amica di famiglia, la quale gli confessa di aver sognato suo padre. Egli, in sonno, ammette che i numeri erano destinati proprio a lui e che l’errore è stato commesso a causa del suo trasloco. Infatti Don Saverio non si aspettava di trovare Bertolini nell’appartamento, bensì suo figlio Ferdinando, e non a caso lo aveva chiamato col suo solito nomignolo. Queste parole rassicurano ancora di più Ferdinando che decide di convocare Bertolini e di costringerlo con una pistola a firmare un documento col quale rinuncia alla vincita e si dimette dal lavoro. Ma Bertolini (avvisato che l’arma è scarica) si rifiuta di firmare; solo allora Ferdinando, stanco del suo atteggiamento, lo colpisce alla testa con la pistola. A questo punto fanno irruzione in casa l’avvocato e altri testimoni che lo accusano di minaccia a mano armata. Adirato e con tutti contro, si rivolge al ritratto del padre che si trova al centro della stanza e pronuncia una sorta di maledizione: “Papà ecco il biglietto… Io glielo do. Però se i soldi non gli spettano, se il sogno era mio, tu sei nel mondo della verità… Non si deve vedere bene… gli devi fare avere 4 milioni di guai. Ogni lira una disgrazia, comprese malattie insignificanti, malattie mortali, rotture e perdite di arti inferiori e superiori; peste, colera, freddo e miseria, povertà e fame in casa Bertolini sino alla settima generazione. Eccoti il biglietto…”
Si conclude così il secondo atto.
Questa commedia incarna ancora l’ideale della famiglia patriarcale. Sin da subito notiamo delinearsi la figura di uomo tutto d’un pezzo, duro, autoritario, coraggioso e sfrontato, il classico pater familias che mai si sottrae alle sue responsabilità. Si tratta di Ferdinando che non sopporta né di essere messo in disparte, né che il suo ruolo venga relegato alle sole esigenze economiche, al sostentamento della famiglia. Ma nonostante lo faccia presente a sua moglie e sua figlia, non viene preso in considerazione e quindi, stufo, fa sentire la sua voce. Anche se si trova a dover affrontare delle situazioni piuttosto complicate, solo contro tutto e tutti, non molla, non si abbatte, anzi al contrario, crea le leggi a modo suo e alla fine fa valere le sue idee anche risultando capriccioso e testardo. È solo con la sua severità che ottiene il rispetto che merita; Bertolini infatti si arrende, si reca da lui distrutto e si piega alla sua volontà. Ed è qui, quando nessuno se l’aspetta, quando tutti ormai sono stanchi e rassegnati, che viene fuori l’altra faccia della medaglia. Se fino ad allora Ferdinando era sembrato alquanto cinico ed egoista, incurante del sentimento che sua figlia provava nei confronti di Mario, adesso mostra il suo lato positivo, il suo cuore nobile, la sua bontà e generosità, acconsentendo alle nozze tra i giovani innamorati e addirittura cedendo la vincita in dote alla figlia. Riesce quindi nel suo intento, ristabilisce l’ordine in famiglia, facendo capire a tutti chi comanda e poi molla la presa.
Per quanto riguarda la società nella quale è ambientata la commedia – ovvero quella napoletana – essa non è percepibile fin da subito. Ogni scena, ogni dialogo, ogni battuta hanno luogo solo ed esclusivamente in casa Quagliuolo, e le porte sono chiuse al mondo esterno. Dunque il contesto è ravvisabile soltanto grazie al modo di parlare dei personaggi, alla ricorrenza al gioco del lotto, (tradizione tipicamente partenopea), e soprattutto all’importanza attribuita al mondo dell’aldilà, al regno dei morti. Infatti Don Saverio, padre defunto di Ferdinando, si eleva a paladino della giustizia e infligge le pene dell’inferno a Bertolini dopo il discorso, o meglio la maledizione, pronunciata dal figlio.
In questa commedia tutto si risolve per il meglio, il lieto fine gratifica tutti, attori, personaggi e pubblico; ma questa dinamica non durerà ancora per molto, infatti ben presto Eduardo abbandonerà questa visione idilliaca e felice che ha della vita, per imbattersi in una realtà cruda, dipingendo un’umanità pervasa dall’ipocrisia e dalla meschinità alla quale ha indotto il conflitto mondiale.
Una commedia che seppur in tre atti, è stata molto leggera ma non per questo banale, e proprio perchè molto interessante, ha riscontrato un pubblico che ha risposto piacevolmente alle battute poste in essere dagli attori in scena.
Positiva e ben realizzata la prova da attori di tutta la compagnia, dal ruolo maggiore a quello secondario... nessuno ha voluto essere una copia identica alle figure di Eduardo, piuttosto, interiorizzate e fatte proprie.
Raffaele De Bartolomeis ha reso molto umano Don Ferdinando secondo il proprio senso di veridicità ed empatia. Quella di Raffaele è una caratterizzazione eccellente che va dalla recitazione, all'interpretazione, alla mimica facciale che lo trasforma ogni volta in maniera sorprendente! Bravissimo!
Immacolata Priore, perfetta nel ruolo della moglie Concetta, incarna l'immagine della classica presenza femminile che cerca di sopportare e seguire, in nome di quella promessa fatta a Dio, un marito petulante, maschilista, a tratti retrogrado, ma che poi di fronte alla sofferenza della figlia e all'ingiustizia recatagli da una figura genitoriale qual è il marito, si ribella, va oltre gli stereotipi del tempo per difendere senza reticenza chi è sangue del proprio sangue. Immacolata la recitazione ce l'ha nel sangue, del resto ha calcato le scene sin da giovanissima e i risultati sono vividamente palpapibili.
Di Mario Sapia Aglietiello, che quì veste i panni del tuttofare di Don Ferdinando, dissi grandi elogi un anno fa... è un grande caratterista, sa passare dal comico al tragico in un lampo, quì ne emerge divertente, simpatico e sempre a proprio agio sul palco, anche lui grandi doti trasformistiche.
Alessandro Esposito, compenetra ottimamente le pieghe di Mario Bertolini, il povero malcapitato vittima delle ire del Quagliuolo.
Federica Piermarioli, nel ruolo della cameriera pettegola e maliziosa, emerge simpaticamente alleata di Concetta.
Brava anche la giovane Gabriella Iovino, nel ruolo di Stella, la figlia di Ferdinando, già applaudita nel precedente lavoro dello scorso anno di Raffaele De Bartolomeis.
In palcoscenico abbiamo ammirato un gruppo di interpreti affiatati, ricchi di ironia, che calcano la scena nei tempi perfetti che questa opera esige. Tutti valori aggiunti alla pregiata regia di Raffaele De Bartolomeis, vero tessitore di napoletanità, con la preziosa scenografia di Nicola Di Lernia, le musiche di Enrico Truffi, senza dimenticare il merito di tutti gli attori.
L'intera compagnia è ormai quasi un vero e proprio patrimonio culturale che ogni anno ci regala grandi opere del passato.
Applausi !!!


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