Presentata alla stampa, Martedì 12 Dicembre, la mostra Splendori Farnesiani. Il Ninfeo della Pioggia ritrovato, che conclude il programma di attività ed eventi di valorizzazione pensato dal Parco archeologico del Colosseo, iniziato alla fine dello scorso Ottobre con la riapertura al pubblico del "Ninfeo della Pioggia" negli Horti Palatini Farnesiorum sul Palatino.
La mostra, a cura di Alfonsina Russo, Roberta Alteri e Alessio De Cristofaro, è stata ideata per offrire ai visitatori una ricostruzione di quelli che furono i valori, i significati e gli usi del Ninfeo e di tutti gli Orti Farnesiani nel momento del loro massimo splendore, tra la seconda metà del XVI e il XVII secolo. Un viaggio ideale nell’effimero e nella cultura immateriale barocca che caratterizzarono i celebri giardini farnesiani, teatro di delizie, ricerca, cerimonie e di autorappresentazione politica di una delle più importanti famiglie italiane dell’epoca.
Attraverso quadri, disegni dall’antico, stampe, sculture in bronzo, oggetti d’arte e innovativi apparati digitali, la mostra permette ai visitatori di immergersi nella vita e nelle atmosfere del tempo, accostandosi non solo alla storia degli Orti e dei Farnese, ma alla stessa mentalità e visione del mondo che caratterizzava l’aristocrazia romana e italiana tra il tardo rinascimento e il Seicento.
“Ricostruire in modo filologico e raccontare l’effimero e il patrimonio immateriale di un’epoca conclusa non è mai semplice. E’ sempre necessario un attento lavoro di ricerca che metta insieme i documenti, i testi, i monumenti e gli oggetti che di una data epoca costituiscono testimonianza storica - commenta Alfonsina Russo, Direttore del Parco archeologico del Colosseo - Poi bisogna affrontare la sfida del racconto, in forme che devono essere accessibili e comprensibili a tutti, senza però semplificare o banalizzare. In questo, il PArCo investe molto in innovazione, grazie alla sperimentazione e all’uso del multimediale e delle tecniche dello storytelling ”.
Nel progettare la mostra, un particolare impegno è stato dedicato al recupero di documenti e opere che avessero un diretto rapporto con il Ninfeo, gli Orti e la famiglia Farnese. Allestendo direttamente le diverse sezioni della mostra dentro gli stessi edifici dei giardini palatini le opere scelte dialogano e si integrano con gli spazi.
"La scelta di allestire le opere nel Ninfeo della Pioggia e nelle Uccelliere”, - afferma Roberta Alteri - restituisce il senso e le funzioni originarie di questi spazi, oggi non facili da percepire per il visitatore. Il Ninfeo era un luogo per feste e diletti progettato dal Rainaldi come spazio multisensoriale, dove gli ospiti potevano appagarsi grazie a banchetti, musica, immagini e alla piacevole presenza dell’acqua in forma di pioggia simulata. Le Uccelliere una sorta di microcosmo dei mondi lontani ed allora da poco esplorati e conosciuti."
Inoltre, Splendori farnesiani, nell’affrontare la sfida di avvicinare i visitatori alla mentalità di un’epoca, così diversa da quella attuale, intende rispondere con una installazione multimediale che mira a ricreare virtualmente l’effetto di una Wunderkammer. “La Wunderkammer, o Camera delle meraviglie, è la quintessenza della mentalità e della visione aristocratica del mondo nel XVI e XVII secolo”, - spiega Alessio De Cristofaro - In essa, oggetti del mondo naturale, archeologici, strumenti scientifici, fossili e curiosità sono accostati per analogia e connessione metaforica a ricostruire una mappa mentale del cosmo. L’allestimento multimediale però non ne è una ricostruzione precisa, quanto uno strumento che vuole suscitare nel visitatore quei sentimenti di curiosità, stupore, meraviglia e attrazione per l’esotico e l’insolito che furono tipici dell’epoca”.
La mostra, che si avvale del prestito e della collaborazione di importanti istituzioni museali nazionali pubbliche e private, sarà aperta e visitabile tutti i giorni, ad esclusione delle Domeniche gratuite, con orario 9.00-16.00 (ultimo ingresso 15.45).
Accompagna la mostra un catalogo edito da Palombi Editori che racconta nel dettaglio le nuove ricerche sul Ninfeo della Pioggia e i più generali significati storici e culturali degli Orti Farnesiani.
Molto più recenti, invece, sono gli Horti Farnesiani, sistema di terrazze e scale che dalle pendici del Palatino salgono alla sommità del colle, in una mescolanza di architetture cinque-seicentesche.
Il complesso fu ideato per il cardinale Alessandro Farnese, nipote di papa Paolo III, a partire dal 1537. È un magnifico luogo sospeso nel tempo tra memorie imperiali e celebrazioni dinastico-familiari, ispirato al ricordo degli antichi horti romani.
Inoltre nell’ambito di un progetto di studio e ricerca, il Parco Archeologico del Colosseo, ha riportato alla luce una lussuosa domus di età tardo-repubblicana. Situata nell’area in cui sorgono gli Horrea Agrippiana, i celebri magazzini costruiti da Marco Vipsanio Agrippa, durante l’età augustea, lungo il vicus Tuscus (strada commerciale che collegava il porto fluviale sul Tevere e il Foro Romano), la struttura rivela interessanti dettagli sulla vita aristocratica dell’epoca.
Gli scavi, iniziati nel 2018, hanno svelato una complessa disposizione della domus su più piani, risalente alla seconda metà del II secolo a.C. e alla fine del I secolo a.C. La dimora si snoda dietro gli Horrea, tra i magazzini e le pendici del colle Palatino, articolata a terrazze e caratterizzata da almeno tre fasi edilizie.
La domus, nel suo complesso, si qualifica come residenza in cui si ritrova precocemente espressa quella luxuria asiatica, una moda basata sul gusto e sulla ricchezza dei sovrani ellenistici e orientali, che per tutto la tarda età repubblicana fu motivo di polemica e feroce lotta politica tra le varie fazioni aristocratiche.
Conferma, inoltre, la presenza di grandi famiglie senatorie nell’area nord-occidentale del Palatino.
Il Direttore del Parco archeologico del Colosseo, Alfonsina Russo, ci ha spiegato che il lavoro di scavo si concluderà nei primi mesi del 2024 e, successivamente, "lavoreremo intensamente per rendere al più presto accessibile al pubblico questo luogo, tra i più suggestivi di Roma antica".
La scoperta di questa domus e del suo straordinario mosaico si aggiunge ai tesori del Parco archeologico del Colosseo. Questo gioiello del passato, una volta completati gli scavi e i restauri, arricchirà ulteriormente l’offerta culturale del Parco.
Foto: Marlene Loredana Filoni


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