Si è svolto ieri, 25 Gennaio, presso il Chiostro del Bramante, a Roma, l'interessante incontro moderato dal Direttore de Il Sole 24 Ore Fabio Tamburini, per la presentazione del libro “La Rivoluzione della mobilità sostenibile parte dalle autostrade. Sicure, digitali, decarbonizzate” che dimostra come la sfida sia realizzabile solo attraverso la digitalizzazione, lo sviluppo di vettori energetici alternativi e i comportamenti sostenibili di ciascuno di noi.
Traguardo importante nel 2024 per la rete autostradale italiana che compie un secolo di vita. Cento anni di continuo sviluppo economico del Paese, di cui l’infrastruttura autostradale è stata motore e fattore abilitante, ricoprendo, allora come oggi, un ruolo strategico e insostituibile per la mobilità delle merci e delle persone. Oggi siamo entrati in una nuova “rivoluzione” della mobilità, una trasformazione che, partendo dalla consapevolezza della strategicità della rete stradale e autostradale per il nostro sistema economico, la renda protagonista della transizione ecologica, adeguata ai bisogni attuali del Paese e sempre più sicura.
Questi i temi al centro dell’incontro che si è svolto oggi pomeriggio a Roma presso il Chiostro del Bramante, a cui hanno partecipato il Vice Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, il Capo Dipartimento Energia del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Federico Boschi, l’Head of Sustainable B2B Coordination- Energy Evolution Eni Maurizio Maugeri, il Direttore del Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano Marco Belloli, il Professore Ordinario Infrastrutture e Sistema di Trasporto Ennio Cascetta e l’Amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Roberto Tomasi per presentare "La rivoluzione della mobilità sostenibile parte dalle autostrade. Sicure, digitali, decarbonizzate", progetto di ricerca che ha messo insieme esperti del mondo accademico, della ricerca e primari operatori del settore per un contributo aperto e dinamico a un tema di grande rilevanza e attualità. Edito dal Sole 24 Ore, è infatti realizzato in collaborazione con Politecnico di Milano, Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, Università degli Studi di Napoli Federico II, CNR Stems, Autostrade per l’Italia, Cdp, Enea, Eni, RSE – Ricerca Sistema Energetico e Snam.
Il parco auto italiano è rappresentato da circa 40 milioni di veicoli. Oggi circa il 30% degli spostamenti quotidiani di merci e persone avviene in autostrada, che rappresenta soltanto il 3% dell’intera rete stradale nazionale. Numeri che confermano da un lato la strategicità della rete autostradale per il tessuto economico del Paese, dall’altro l’esigenza di una riflessione generale sulla modernizzazione e rigenerazione della rete, per allungarne la vita utile e la sua capacità di resistere allo stress a cui viene sottoposta quotidianamente. Un patrimonio complesso senza eguali nel panorama europeo, fatto di 6.000 km di autostrade a pedaggio gestiti da più concessionari, oltre 1.200 km di ponti e viadotti, 500 km di gallerie, con una vita media tra i 50 e i 70 anni. Una rete soggetta a un costante incremento di traffico, in alcune tratte prossimo al livello di saturazione. Un patrimonio che necessita quindi di un investimento in ammodernamento e potenziamento stimabile tra i 60 e i 120 miliardi.
Solo nel 2019 il settore dei trasporti, in Italia, ha contribuito per circa il 27% delle emissioni totali e di queste, oltre l’80% è attribuibile al solo trasporto stradale; un dato che - visto il target fissato nel programma Fit for 55 dell’Unione Europea per il nostro Paese che impone una riduzione delle emissioni di CO2 del 43% - conferma l’inderogabilità di rendere sostenibile il trasporto su gomma.
“Le autostrade italiane hanno 100 anni – ha spiegato il professore ordinario di Infrastrutture e Sistema di Trasporto e presidente di Tecne, Ennio Cascetta - nel 1924 c’erano 50.000 veicoli. In 100 anni quel numero è aumentato di 10.000 volte, in Italia infatti oggi sono immatricolate 50 milioni di auto. All’epoca l’automobile rappresentava il futuro, ma in 100 anni è successo di tutto, è cambiato l’assetto economico-produttivo dell’Italia e il trasporto su strada è diventato il punto di riferimento dell’economia e della società”.
"In Italia – ha aggiunto Cascetta – la maggior parte delle attività produttive si trova a meno di 20 km da un casello autostradale e l’80% dei viaggi su gomma sono sotto i 250 km, che non hanno alternative di trasporto se non la gomma. L’intera Italia si muove sul trasporto stradale. In questi anni le autostrade sono passate da 40 km a 7.000 km. Il traffico sulle autostrade negli anni è aumentato del 250%. Il nostro sistema autostradale è un unicum in Europa: anche se siamo quarti per lunghezza di rete, siamo primi in molti gli altri ambiti: abbiamo la rete più complessa, con molti ponti, viadotti e tunnel, ma siamo anche i primi per vetustà delle infrastrutture e per traffico. Alle autostrade italiane servono però tre tipi di investimenti: innanzitutto bisogna ammodernare e rigenerare la rete, che è composta da infrastrutture che hanno 60-70 anni di vita; serve poi potenziare la rete per risolvere i punti di congestione, ma anche per aumentare la resilienza del sistema autostradale; infine, bisogna compiere una vera e propria rivoluzione dei trasporti”.
"Abbiamo bisogno di ammodernare una infrastruttura che ha raggiunto per circa il 70% più di 60 anni di vita media, occorre potenziare alcuni assi fondamentali per il Paese, ma abbiamo bisogno di renderla quanto più sostenibile: teniamo conto che circa il 90 per cento di tutti gli spostamenti avviene su gomma, la vera sfida al 2030 è ridurre l'impronta carbonica di tutto il trasporto del 50%, va da sè che se non intervengo sul 90 per cento non c'è alcuna possibilità di raggiungere quell'obiettivo", sottolinea l’Amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Roberto Tomasi.
"Non bisogna avere approcci ideologici, occorre un ampio approccio di vedute, questo vuol dire che anzichè dedicarsi totalmente ad un'unica soluzione , che è poi l'elettrico molto valida nell'ambito del trasporto leggero, occorre valutare altre ipotesi per i cosiddetti settori hard to abate, ossia trasporto pesante, settore marino e settore aviazione, come i vettori energetici biogenica ai quali guardiamo con grande interessi. ENI guarda sia a soluzioni di breve medio termine. come i biocarburanti, ma anche a soluzioni di lungo termine come idrogeno, metanolo e, specie nel business aviazione, agli e - fuel, ancora a livello prototipale ma che la normativa ci impone di considerare, dopo il 2030 verso il 2050", sottolinea Maurizio Maugeri, Head of Sustainable B2B di Eni.
“Gli obiettivi al 2030 sono difficilmente raggiungibili, nonostante tutto lo sforzo ragionevole che può essere fatto. Lo studio di Autostrade per l’Italia ha evidenziato che quello che noi possiamo cercare di ottenere per massimizzare i risultati, possiamo farlo solo attraverso una diverisificazione delle azioni”. Ha dichiarato Federico Boschi, Capo Dipartimento Energia del Minitero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.
Per Boschi “non c’è un tema di cannibalizzazione di un’azione rispetto all’altra, entro il 2030 serve il contributo di tutte le tecnologie. Bisogna cercare di decarbonizzare tutti i settori industriali, pee raggiungere infondamentali obiettivi che abbiamo, abbandondano appeoccio ideologico, lvirando su più vettori. Quello della mobilità è un settore molto complesso perché buona parte dei risultati dipendono da scelte individuali, che noi possiamo indirizzare, ma non possiamo imporre”.
A conclusione dell’evento, ha parlato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, che ha dichiarato: “quello di Autostrade non è un lavoro ideologico, ma pragmatico. La sostenibilità ambientale non può essere disgiunta dalla sostenibilità economica e sociale, altrimenti rischiamo l’effetto BCE, che oggi ha confermato che i tassi d’interesse non scenderanno. Io non vorrei un Paese sostenibile, conflittuale e disoccupato. La soluzione è la neutralità tecnologica, e in questo i biocarburanti sono uno dei primi temi che io ho messo sui tavoli dell’Unione europea. La soluzione non sono solo le auto elettriche, sarebbe suicida mettere fuori dal 2035 le auto non elettriche. Oggi le auto diesel e quelle elettriche se la giocano in termini di emissioni, ma questo considerando la produzione italiana, se guardiamo alla Cina la situazione cambia”.
“Stiamo investendo nel trasporto pubblico locale – ha aggiunto Salvini – per offrire ai cittadini delle alternative all’uso dell’auto personale. Solo elettrico no, anche elettrico sì. Stiamo lavorando poi sulle concessioni autostradali scadute, così come sulle ferrovie. Investire nell’Alta Velocità ferroviaria dà un’alternativa alle persone”.


Sottoscrivi
Report
Miei commenti