Sanremo mi ha fatto conoscere tante belle persone ed è diventata un po' la mia seconda casa.
A Sanremo si sente a casa, perché è dalla Città dei Fiori che è partito quasi tutto. Infatti è grazie ad un importante incontro in loco che è riuscito a firmare il contratto per il suo primo disco. Ora è prontissimo per esibirsi alle audzioni nazionali di “Sanremo Talent”.
Stefano, il 10 Febbraio avrai un grande onore... Ce ne vuoi parlare?
Certo... e molto volentieri. Ne approfitto per salutare tutti i lettori di LF Magazine e chi mi segue.
Come giustamente dicevi, Sabato 10 Febbraio nel giorno della finale del 74° Festival della Canzone italiana, mi esibirò a Sanremo per le audizioni nazionali di “Sanremo New Talent”, concorso canoro nazionale che si svolgerà dal 7 al 10 Febbraio 2024 presso lo studio televisivo del “Salotto delle Celebrità”. Sono onorato di far parte dei concorrenti e per questa opportunità. Colgo l'occasione per ringraziare di ciò il patron dell'evento Devis Paganelli.
Come ti stai preparando per affrontare questo grande evento?
Molto serenamente, cantando con gioia un po' dove capita. Comunque al Talent, visto che non l'ho ancora detto, presenterò il brano inedito “La tua dolcezza infinita”. Ti rivelo che è una canzone che ho dedicato a mia figlia Stella.
Tuttavia non è la prima volta che sei a Sanremo, o mi sbaglio?
Eh già! In questi ultimi anni ho partecipato a tre finali nazionali di Sanremo Rock esibendomi al Teatro dell’Ariston, a Casa Sanremo grazie a Sanremo New Talent, all’evento Live in the City nella piazza di fronte al Teatro Ariston e nel locale Mamely. Sanremo mi ha portato a firmare il mio primo contratto discografico grazie all’incontro con il produttore e musicista Ettore Diliberto. Inoltre mi ha fatto conoscere tante belle persone ed è diventata un po' la mia seconda casa.
Tu canti, suoni e componi canzoni da moltissimi anni. Ti ricordi la prima volta che hai preso in braccio la tua prima chitarra?
A 17 anni presi in mano per la prima volta la chitarra. Però il mio primo strumento in assoluto è stata la batteria. Avevo 16 anni e ricordo che la batteria mi permise di fondare la mia prima band: i “Little Bastards”.
E la prima canzone che hai composto qual è stata?
Guarda, sinceramente ne ho scritte talmente tante per intere, lasciate a metà e poi alcune riprese, che in questo momento non saprei dirti esattamente qual sia stata la mia prima canzone in assoluto. Poi considera l'età che avanza, i ricordi che si offuscano... ( ride) Scherzi a parte, la mia prima canzone si intitolava semplicemente “Luna”.
Da allora di tempo ne è passato parecchio e ci sono state tante altre canzoni, album e vari concerti. E ora che sei meno attivo da questo punto ti vista, ti manca la dimensione live?
Sono passati tanti anni dal mio primo concerto, è vero. E poi sì, sono arrivate tante canzoni e con loro tante opportunità e belle collaborazioni. Quello che manca però talvolta è avere quella magica sensazione che hai solo quando sali sul palco. Per questo motivo con la band ci stiamo organizzando per tornare live il prima possibile.
Talvolta sui Social ci delizi anche con qualche cover. Ne proponi anche dal vivo?
In passato le proponevo, per il futuro ci sto pensando.
Ogni tanto, è vero, mi diverto sui Social, ad omaggiare artisti che hanno fatto storia. Solitamente però nei live non mi piace cantare le canzoni degli altri, perché il rischio è quello di scimmiottare l'artista o di tirare fuori una copia peggiore dell'originale e comunque di non accontentare tutti. Però, è anche vero il contrario: se una cover è fatta bene, magari riarrangiata e reinterpretata, rischia addirittura di diventare meglio dell'originale, oppure ancora più famosa.
Un esempio che calza a pennello in tale direzione è quello del brano “Girls just want to have fun” di Robert Hazard, che il 99,9% di noi se la ricorda solo per la famosa interpretazione di Cindy Loper.
Ultimamente hai omaggiato Luciano Ligabue. Che cosa ami particolarmente di questo artista?
Ricordo che durante il suo primo tour, quando vidi il suo concerto alla Festa dell'Unità a Prato nel 1991, c’erano poche decine di persone a vederlo, poi di lì a poco, esplose letteralmente. Di Ligabue mi piace la caparbietà, le semplicità e l'umiltà, oltre che l'artista. È difatti un artista che sa arrivare alla gente e che, personalmente, accende tanti ricordi della mia vita.
Possiamo dire che sei cresciuto con la sua musica?
Be', sono cresciuto anche a pane e Ligabue, perciò lo possiamo ben dire.
Quali sono stati, e sono tuttora, altri artisti che hai amato e ami ancora e che magari hai preso come punto di riferimento?
Gli artisti che ho amato e che amo tuttora, oltre a Ligabue, sono tanti e ne cito solo alcuni: Litfiba, The Cure, Zucchero, Coldplay, Radiohead, U2, Nirvana e David Bowie. Musicalmente non ho un vero e proprio punto di riferimento e mi sento influenzato un po' da tutti questi artisti che con la loro musica hanno mosso in me sensazioni molto profonde.
Oggi sei un marito, un padre di famiglia e un uomo realizzato sotto ogni punto di vista. Che cosa ti manca per sentirti davvero al top?
Per sentirmi veramente davvero al top dovrei perdere qualche chilo e fare qualche esercizio in più (ride di gusto). Battute a parte, musicalmente parlando mi manca sentire il cuore che batte forte prima di salire sul palco. Mi manca il calore della gente, il vuoto che senti dopo l'esibizione e il ricordo di ciò che è stato. Per questo tornerò sul palco insieme alla band.
È una promessa che faccio a me stesso e a chi mi vuole bene, perché si vive anche per l’emozione sconosciuta del ritorno.
Foto: Aurora Ziani


Sottoscrivi
Report
Miei commenti