Gabriele Sonnino: il "bambino salvato".

Gabriele Sonnino: il "bambino salvato".

Presso la Sala E. Ribaud (Sala Consilare) del Comune di Formia, è andata in scena una mattinata colma di emozioni, sensazioni forti e ricordi... Gabriele Sonnino, il bimbo salvato dal lattaio Francesco Nardecchia, durante il rastrellamento del '43 nel ghetto di Roma, ha raccontato la sua storia davanti ad oltre 140 studenti dell' I.C. Alighieri Formia-Ventotene.

 La Dirigente Adriana Roma e le Docenti del dipartimento di italiano, hanno organizzato una mattinata di grande spessore, presso la Sala E.Ribaud del Comune di Formia, invitando Gabriele Sonnino, - sopravvissuto, assieme alla sorellina, al rastrellamento del ghetto di Roma, il 16 Ottobre 1943 - per un incontro con gli allievi dell’ istituto “Alighieri” di Formia.

Un evento molto formativo e significativo, grazie alla testimonianza diretta dell’ospite, accompagnato dall’insegnante Francesca Caruso, che ne ha curato la presentazione ed il racconto.

Altri ospiti, Salvatore Gonzales, Direttore del Museo del Fronte e della Memoria di Gaeta, la Scrittrice Tinni Sequino che ha letto un passo di un suo libro dedicato alla madre di Francesca Caruso, e l' Assessore Rosita Nervino che ha ben rappresentato il sentimento vivido della cittadina pontina.

Anche la sottoscritta ha avuto l'onore ed il piacere, di essere tra coloro che hanno espresso un pensiero, un ricordo o un parere su questa narrazione.

Una giornata piena di emozioni, di sensazioni belle... una grande partecipazione emotiva da parte di tutti i ragazzi presenti al convegno, nell’ascoltare testimonianze e ricordi. Il filo d’oro della mattinata  trascorsa con gli allievi è stato l’invito-appello “Per non dimenticare”!

Francesca Caruso ha aperto la mattinata introducendo gli ospiti che si sono avvicendati...

L’emozione si poteva toccare con mano durante i racconti di chi ha vissuto in prima persona i tragici eventi conseguenti le leggi razziali. Certo che “Il bene vince sul male”, ha portato Gabriele Sonnino, il bambino salvato dal lattaio Francesco Nardecchia durante il rastrellamento del Ghetto del 16 Ottobre 1943, a raccontare, non senza commozione, la sua vicenda.

Tutto ciò è successo con la complicità di un popolo che guardò dall’altra parte. E’ accaduto negli anni Trenta e Quaranta in Germania e in Italia - ha ripetuto varie volte Gabriele.

L'atto di apprendere, è l'atto di acquisire conoscenza, ed è sulla base della conoscenza che possiamo imparare, agire e sforzarci di migliorare. Una delle condizioni per apprendere dal passato è conoscerlo, e quando parliamo di Shoah, il concetto è di importanza cruciale. Poichè la Shoah è uno dei capitoli più terrificanti della Storia, con significati etici e umani estremi. L'esserne a conoscenza è un dovere dell'uomo. Persone, come Gabriele, che hanno subìto le atrocità dei nazisti, nei loro discorsi, esprimono la loro visione della memoria della Shoah ed il suo ruolo nel patrimonio ereditario dell'umanità. Per Gabriele raccontare la Shoah, ha un valore simile a quello che per un sopravvissuto è, appunto, la memoria: conoscenza accompagnata da intenti e valori di caratttere etico e morale.

Il corpus della conoscenza di qualsiasi evento storico è rafforzato dalla combinazione di molte fonti di origine diversa. La Shoah è uno degli avvenimenti storici maggiormente documentati: vi sono documenti ufficiali dei nazisti, documenti ufficiali degli alleati, documenti personali appartenenti a Ebrei e non Ebrei e tutti questi sono solo alcuni tra i milioni di documenti esistenti relativi a quel periodo.  Venire a conoscenza di ricordi personali, come nel caso di Gabriele Sonnino, ha, quindi, un valore aggiunto; essi ci permettono di ascoltare la voce individuale di coloro che furono vittime della persecuzione. Quando si parla della Shoah, questa voce individuale aumenta l'efficacia del processo di apprendimento.

Nel corso degli anni, molti sopravvissuti hanno scelto di testimoniare attraverso diversi mezzi di comunicazione e le loro testimonianze vengono ora usate per scopi didattici.
Gabriele Sonnino, infatti, sta portando avanti, già da qualche anno, questo racconto davanti a studenti e scolaresche. Perchè la storia studiata sui libri, è ben diversa da quella di chi l'ha vissuta in prima persona. E' importante che i ragazzi, incamerino questi ricordi e li diffondano, perchè le atrocità di quegli anni, non si ripetano, anche se, ahimè, così, non è... vedasi il periodo attuale.

Interessante l'intervento di Salvatore Gonzales, Direttore del Museo del Fronte e della Memoria di Gaeta, che ha saputo raccontare una delle vicende più oscure, drammatiche e folli della nostra storia, con grande garbo e delicatezza.

Se L'emozione non ha voce, per citare Adriano Celentano, ieri in realtà di voci ne abbiamo sentite, sia effettive che interiori... Una giornata di grandi sentimenti, tutti gli interlocutori, talvolta, erano attanagliati da un nodo in gola, ma la commozione e la grande partecipazione, hanno fatto sì che ci ritrovassimo uniti come in unico coro.

Di questa intensa giornata resta la consapevolezza che l’unico antidoto alla paura e alla violenza è la conoscenza e il dialogo. Ciò che accadde non si deve più ripetere. I semi di bene gettati in qualche modo cresceranno. “Per non dimenticare!”

I ragazzi, con grande attenzione e partecipazione hanno ascoltato quasi in religioso silenzio, ponendo domande davvero interessanti.
 
A fine incontro, i 140 studenti, hanno donato a ciascuno di noi, una scatolina molto 'preziosa' con tre farfalle all'esterno ... dal grande significato simbolico ?
 
Commozione allo stato puro!
 
Ringrazio Francesca Caruso, sempre solerte e sensibile, per l'invito e Gabriele Sonnino, che da anni mi onora della sua amicizia, i coniugi Luigi e Maria Luisa per la loro gentilezza ed Elena proprietaria del ristorante "Pesce Amore e Fantasia".
 

 


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