Mariangela Di Pasquale:  "Io e la mia missione di insegnare e di educare."

Mariangela Di Pasquale: "Io e la mia missione di insegnare e di educare."

Donare il proprio sapere con passione e educare alla vita, è il regalo più bello ed entusiasmante che ogni docente possa fare ai propri alunni. È una missione.

 

È indubbiamente una donna molto speciale Mariangela Di Pasquale. Insegnante,  pedagogista, counselor e molto altro ancora, ha da poco dato alle stampe il saggio “Il rivoluzionario metodo educativo per una scuola nuova”. Un testo che va letto con grande attenzione anche per capire meglio come possiamo conoscere, educare ed apprezzare al massimo i ragazzi di oggi e gli uomini e le donne di domani.

 

Mariangela, sei insegnante, pedagogista e counselor nonché ideatrice e direttrice della Scuola Interiore delle Arti. Una domanda è quindi d'uopo, come riesci a fare tutto quanto? Il tuo segreto?

L’amore. Il vero segreto è che sono profondamente innamorata del mio lavoro di insegnante e di quella che parafrasando Coelho è “la mia leggenda personale”.

Da più di vent’anni la mattina la dedico all’insegnamento nella scuola e il resto del mio tempo libero alla mia passione più grande: la Scuola Interiore delle Arti. Non è sempre facile incastrare tutto, ma l’amore è il motore della mia vita e ciò che mi spinge ad andare sempre avanti e a non mollare anche quando sembra sia un metodo pedagogico difficile da applicare.

 

In molti sostengono che insegnare sia una missione. Tu come la vedi?

Molti educatori ritengono che utilizzare il termine “missione” accostandolo all’insegnamento non sia corretto in quanto, come sostiene anche lo scrittore e docente Enrico Galliano, si rischia di considerarlo “un lavoro che fai per gratuita completa dedizione. Come un immolarsi, un sacrificarsi”.

Amo molto Galliano, tuttavia ritengo che il “vero insegnamento” sia anche una missione.
Il primo capitolo del mio libro infatti si apre proprio con queste parole:

“Dicono che il primo amore non si scorda mai. Credo che sia così anche per un insegnante appassionato che conosce la sua prima classe. È una storia d’amore. Donare il proprio sapere con passione e educare alla vita è il regalo più bello ed entusiasmante che ogni docente possa fare ai propri alunni. È una missione.”

Per me è una missione quando fai dell’insegnamento non solo un lavoro, ma questa professione diventa per lo stesso docente una scuola di conoscenza del proprio sé e di educazione alla vita.
È una missione quando dedichi il tuo tempo agli alunni oltre l’orario scolastico per comprendere meglio la loro storia, i loro bisogni più profondi. Quando passi intere nottate a elaborare i metodi e strategie migliori per il loro benessere e per un apprendimento sereno e creativo. Quando decidi di incontrare le famiglie al di fuori della scuola, magari entrando nelle loro case, per stabilire un rapporto di fiducia più autentico e collaborativo perché ti stanno veramente a cuore i tuoi alunni.

È una missione quando abbandoni l’ossessione di inseguire il programma scolastico e riesci a vedere in ognuno dei tuoi studenti un maestro che cerca di insegnarti come insegnare. Quando entri in classe e non ti limiti solo a guardare i tuoi studenti ma “li vedi” e li ami nella loro essenza più intima.
Ecco, quando l’insegnamento include anche l’arte di amare e educare alla vita, allora non è più una semplice professione ma diventa una missione, il motivo più profondo per cui siamo al mondo, l’obiettivo più grande che siamo venuti a realizzare.

La missione ha a che fare con il realizzare noi stessi, col sentirci parte della vita.

Il terzo principio educativo della Pedagogia Interiore è “Conosci te stesso e diventa ciò che sei”.

È questo ciò che io intendo per missione di vita, il cui obiettivo finale è l’ autorealizzazione, la piena realizzazione dei nostro sé, dei talenti, punti di forza e qualità innate che ci spingono a diventare chi veramente siamo.

 

Indubbiamente un insegnante, insegna, come è facile intuire fin dal nome della sua professione agli alunni, ma di contro anche loro possono insegnare qualcosa a lui in quanto persone. Ti è mai successo?

Mi è accaduto infinite volte e su questo concetto si basa tutto il mio metodo pedagogico.
Sin dai primi anni d’insegnamento mi sono resa sempre più conto di come, tutte le volte che cercavo di insegnare qualcosa ai miei studenti, in realtà, interiormente, ero io ad imparare. I miei alunni mi hanno insegnato ad amare il mondo, l’umanità. Sono diventati “i miei maestri” e questo ha dato tutto un altro sapore alla mia didattica e al mio modo di insegnare.
Credo in una scuola in cui l’alunno sia realmente il protagonista di ogni azione educativa, una scuola fondata sull’amore e l’empatia e non sulla paura; sull’autostima e la fiducia in se, anziché sulla competizione o sul binomio premio/punizione. Voglio una scuola che favorisca non solo la conoscenza di contenuti ma anche la conoscenza della propria interiorità, delle proprie emozioni, della parte “animica” che alberga in ogni essere umano.
Per questo propongo una Scuola Interiore, la scuola che è dentro ognuno di noi. L’insegnante deve cambiare il suo punto di vista, scendere dalla cattedra e diventare un osservatore, mettersi a servizio di quel maestro che è l’alunno. La Scuola Interiore guarda negli occhi il bambino, lo abbraccia, lo fa sentire amato, sempre, ed è per questo che il metodo è stato definito “rivoluzionario”.

 

E quando ti capita di dover salutare un alunno perché ha completato il suo ciclo di studi che effetto ti fa?

È sempre una festa per il mio cuore. Ci sono delle classi in cui ho insegnato più di venti anni fa che incontro a cena almeno una volta l’anno. È una grande emozione ogni volta vederli ormai adulti e realizzati nella vita, alcuni anche con figli. La sensazione è un po' quella che credo provi un contadino che dopo aver piantato dei semi a terra, e averli curati, visti nascere e diventare fiori in diverse primavere, torna a trovarli dopo molti anni e con orgoglio ammira gli alberi carichi di frutti che sono diventati. Ecco, quando rivedo miei studenti cresciuti e realizzati mi sento un po' come quel contadino: felice, orgogliosa e grata.

 

Sovente può capitare che, trascorso del tempo, uno studente torni nella scuola nella quale ha studiato e capisca quanto sia stato importante l'incontro con alcuni insegnanti al di là delle materie che gli hanno insegnato. È forse davvero ciò che rappresenta il trionfo o la vera vittoria per un docente?

Continuando ad utilizzare la metafora del contadino, penso che la vera vittoria per un insegnante sia essere consapevole, alla fine di ogni anno scolastico, di aver seminato bene, con amore e dedizione tutte le sue conoscenze esteriori ed interiori, il resto lo farà la vita stessa. Ci sono semi che egli vedrà fiorire ogni anno, altri che impiegheranno più tempo e germoglieranno al termine degli studi, altri ancora, inaspettati, che fioriranno più tardi, al di fuori della scuola.

La vera vittoria per un insegnante è aver fiducia nei suoi studenti al punto di credere che anche ciò che non è accaduto, un giorno accadrà. Intanto il maestro ha seminato e curato con amore i suoi semi. È questo il suo quotidiano trionfo, il resto è nelle mani della vita.

 

Quali sono a tuo avviso le caratteristiche che deve possedere l’insegnante ideale?

Il mio modello ideale di docente è un misto tra il professor Keating del film “L’Attimo Fuggente”, Maria Montessori e Rudolph Steiner. Sembra chiaramente un modello quasi utopico e irraggiungibile, ma è a questi grandi maestri che mi ispiro ogni giorno. Per me un docente oggi non deve avere solo le conoscenze della propria materia scolastica ma deve necessariamente avere anche competenze pedagogiche e artistiche, e qualità essenziali come la passione, l’empatia, l’amore e la fiducia verso i suoi alunni.

Come sostengo anche nel mio libro “un docente può essere oggi professionalmente e culturalmente preparato ma non possedere affatto queste competenze relazionali. Per questo c’è bisogno di una formazione per docenti che educhi ad acquisire queste competenze non solo in forma teorica, ma attraverso un’educazione che metta insieme corpo, mente e cuore. Tutti i docenti dovrebbero, attraverso la pratica e l’esercizio su sé stessi, essere educati all’autostima, a fidarsi di seé, del proprio potenziale umano, per poter aiutare i propri studenti a fare altrettanto. L’insegnante che si fida di sé e dei propri alunni, che educa all’autostima è il Maestro empatico e assertivo. È un insegnante che desidera ardentemente favorire la crescita dell’altro perché lo ama. Quello che cerca di trasmettere allo studente è: “Ti voglio bene, mi sta a cuore la tua crescita e formazione.”
Questo tipo di insegnante si fida di sé, delle sue profonde capacità e competenze relazionali, e quindi è in grado di valorizzare, apprezzare, stimare i propri studenti riconoscendo e rafforzando le loro abilità e talenti, e identificando i loro limiti.
Questo docente-educatore che io chiamo Maestro Interiore è un instancabile motivatore che, attraverso l’entusiasmo di ciò che insegna, educa all’autorealizzazione e sprona sempre l’alunno a farcela da solo: “Sei capace, sei in grado di farlo. Fidati di te.”
Il Maestro Interiore ha piena fiducia nello studente, indipendentemente dai suoi errori egli continua ad amarlo e a credere che può farcela, che ne ha tutte le capacità, qualunque sia il suo punto di partenza; non ha alcun giudizio nei confronti dell’alunno. La stima della persona non viene intaccata dalle sue capacità. “Io vado bene così come sono. Tu vai bene così come sei.” È questa la massima da ricordare sempre.

 

Sovente, come capita con i figli, si tende a volerli plasmare secondo i nostri interessi e le nostre passioni. Come si può non influenzare uno studente con le proprie idee?

Attivando in classe una didattica di tipo maieutico che è la base dell’educazione. La parola “educazione” deriva dal latino ex-ducere e significa cioè “tirare fuori”, far venire alla luce qualcosa che è nascosto.
L’ex-ducere presuppone una relazione e un ascolto profondo da parte del docente, che deve entrare in contatto con l’interiorità dell’allievo per educarlo e favorire la sua piena realizzazione.
Il primo pedagogista che applicò il metodo dell’ex-ducere fu Socrate (469 – 399 a.C.), il quale, attraverso l’arte della maieutica, detta “arte della levatrice”, sosteneva che “come la levatrice porta alla luce il bambino, il compito del maestro è di portare alla luce le piccole verità del discepolo.”
Imparare a tirare fuori i pensieri unici e straordinari di ogni bambino, rivolgere la nostra attenzione al suo mondo interiore, alla sua anima, è una rivoluzione copernicana, la più grande innovazione che possiamo portare nel sistema scolastico. L’educazione è un atto d’amore, di cura, d’ascolto profondo dei nostri alunni o figli.
È di fondamentale importanza che all’interno dell’istituzione scolastica, si porti attenzione a una didattica che miri non solo all’apprendimento cognitivo degli alunni, ma anche alla soddisfazione dei loro bisogni emotivi: due obiettivi, questi, che sono strettamente interdipendenti e necessari l’uno all’altro.
L’insegnante della Scuola Nuova è chiamato a lavorare anche con la componente emotiva, interiore, propria e dell’alunno, al fine di comprenderla e di valorizzarla nel suo operato.
Si tratta di ex-ducere, di trarre fuori i sentimenti che sono alla base di qualunque apprendimento cognitivo.

La Pedagogia Interiore® crede in questo metodo educativo; insegnanti, alunni e genitori sono educati all’empatia, all’autostima e alla conoscenza del proprio sé, perché come scrive lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet: “Educare significa tirare fuori il talento di ognuno, il suo grado di libertà, la strada per apprendere davvero”.

 

Tu proponi una scuola alternativa, ma quanto coraggio ci vuole oggi per seguirla per davvero e con il cuore?

Tanto coraggio, infinito amore, immensa fiducia e la giusta dose di follia.

La Scuola Interiore delle Arti è la mia missione di vita. Desidero che questo metodo possa essere sempre più sperimentato nelle scuole con i docenti, alunni e genitori che, come me, sognano una scuola nuova per una nuova umanità.

 

Da uno a dieci a oggi quanto sei soddisfatta di te stessa?

Direi un 7 e mezzo, dunque abbastanza soddisfatta. E aggiungo che realizzare pienamente me stessa è la mia ricerca interiore e il mio fine ultimo.

 

Link per maggiori informazioni:
https://www.scuolainteriore.org

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Link del libro in vendita online:

https://www.amazon.it/Pedagogia-Interiore-rivoluzionario-metodo-educativo/dp/B09XZMPW4H

https://www.gruppomacro.com/prodotti/pedagogia-interiore

https://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__pedagogia-interiore-mariangela-di-pasquale-libro.php?id=206235

 

 


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