Dal Mar Rosso, dove sono le sue origini, si è diffuso nelle barriere coralline, preferendo luoghi con anfratti e grotte o limpide lagune dell’Oceano Pacifico e dell’Oceano Indiano, a partire dalle coste orientali dell’Africa a quelle occidentali dell’America; andando verso nord, lo si trova fino alle isole Hawaii e, andando verso sud, giunge alla Nuova Caledonia. Il suo ambiente è a profondità comprese fra 1 e 30 metri, pur potendo vivere fini a 300 metri, sempre presso il fondo, dove è alla ricerca continua di cibo, grufolando fra i detriti e spruzzandovi contro minuscoli getti d’acqua. In questo ambiente, non è raro che i piccoli si mettano al sicuro fra le lunghe spine dei ricci di mare tropicali, saldamente attaccati alle rocce.
Attualmente, questa specie non è in pericolo di estinzione naturale, ma lo può diventare, purtroppo, per ciò che di poco buono sta facendo l’uomo. Questi, con la sua limitata capacità, o forse meglio, volontà di ridurre o annullare l’inquinamento dei mari e degli oceani con lo sversamento di acque reflue contenenti prodotti per la pulizia, può causare il limite dell’efficacia difensiva data dall’Ostracitossina, sostanza che riveste tutto il suo corpo, nell’ambiente naturale dell’Ostracion cubicus, rendendolo indifeso contro i predatori.
Forse non tutti sanno che gli occhi delle renne cambiano colore e passano dal giallo estivo al blu invernale consentendo agli animali di vedere durante i mesi invernali.

Sembra difficile da credere, ma gli occhi delle renne cambiano completamente colore in inverno. Fin dall’inizio del millennio, il neuroscienziato di Londra Glen Jeffry, esperto di visione animale, ha studiato questo fenomeno a fondo, per capire come mai gli occhi della renna diventino blu in inverno, tornando al normale colore marrone-dorato in primavera.
Dopo anni di studio, sappiamo che ciò che cambia effettivamente colore è il tapetum lucidum della renna, ovvero uno strato riflettente posato dietro la retina. Questo strato aiuta gli animali a vedere quando c’è pochissima luce, riflettendo la luce che passa attraverso la retina di nuovo su di essa, per raddoppiare le possibilità di intercettare i fotoni.
Il tapetum è anche la ragione per cui gli occhi dei mammiferi brillano quando li si fotografa al buio: è la luce del flash che ritorna indietro dal tapetum lucidum.
Le renne hanno un tapetum dorato in estate, ma non in inverno. Il motivo è l’oscurità che quei mesi portano negli habitat di questi animali.
I muscoli dell’iride, infatti, si contraggono per dilatare le pupille in mancanza di luce, per farne entrare il più possibile. Questo succede anche alle renne, e per mesi di fila. E impedisce al sangue di defluire dall’occhio, aumentandone la pressione interna e facendolo gonfiare.
Questo mette pressione sul tapetum, fatto soprattutto di collagene. Il fluido tra le fibre di collagene viene fatto uscire a causa della pressione, e queste si comprimono. Lo spazio tra le fibre influenza il tipo di luce da loro riflessa. D’estate riflettono le lunghezze d’onda del giallo. Ma quando sono compatte, riflettono le lunghezze d’onda del blu. Tutto questo, rende gli occhi degli animali più sensibili alla luce almeno mille volte di più.




