La poesia può essere d'aiuto per soffermarsi a guardare dentro di noi, per comprendere chi realmente siamo, cosa vogliamo e dove andiamo.
Sincero, profondo e lungimirante. Così potremmo descrivere il pensiero di Ciro Santangelo, bravo e accorto poeta pugliese ma ormai diventato siciliano, che ha appena dato alle stampe la sua prima raccolta poetica. Parliamo di Uno sguardo al futuro- Quante Speranze, un'opera che merita grandissima attenzione per le tante tematiche trattate oltre che per l'arguzia intellettuale dell'autore.
Ciro, lei ha scelto di inserire nel titolo della sua opera la parola futuro. Una parola decisamente importante e che oggi, per certi versi, fa molta paura, soprattutto ai giovani. Da padre di tre figlie femmine e nonno di cinque nipoti, è preoccupato per che cosa può riservare loro?
La parola “futuro” nel titolo riflette la mia preoccupazione per tutto quello che un domani potrebbe accadere alle mie figlie, ai miei amici e nipoti, a causa delle iniziative che l'uomo ha volontariamente preso o per i suoi errori anche involontariamente commessi e, che spesso ricomprendiamo o attribuiamo alla parola “progresso”. Altri accadimenti invece sono frutto dell'esercizio del potere, che porta rancore, odio, morte e distruzione. Non mancano poi nemmeno azioni legati ad amori che, per per i più svariati motivi, si rivelano non essere tali.
Molti sostengono che per vivere bene il futuro bisogna necessariamente vivere a pieni polmoni il presente. Eppure c'è chi ancora confonde il vivere con il sopravvivere. Come si può, a suo avviso, riuscire ad abbattere questa barriera?
I termini “vivere e sopravvivere” non hanno lo stesso significato, perché in buona sostanza, la parola vivere sta a significare essere in vita e avere vita mentre sopravvivere significa avere la capacità di creare il nostro presente, quotidianamente, in modo consapevole. A volte, però, intervengono fattori esterni, da noi non voluti, che influenzano la nostra capacità di sopravvivenza. Pensiamo, ad esempio, alla perdita del posto di lavoro.
L'arte e, in particolare la poesia, possono esserci d'aiuto per guardarci dentro, comprenderci e dunque agire di conseguenza?
Sì, rispondo di sì alla sua domanda, sostenendo che entrambe, ma soprattutto la seconda, può essere d'aiuto per soffermarsi a guardare dentro di noi, per comprendere chi realmente siamo, cosa vogliamo e dove andiamo.
L'azione deve essere in linea generale sempre basata in primis sulla riflessione?
Non necessariamente l'azione è figlia della riflessione. Infatti nel corso della vita possono presentarsi in maniera del tutto imprevista e improvvisa situazioni da fronteggiare, che richiedono una immediata ed efficace reazione. Possono essere superate con immediatezza, senza avere il tempo di riflettere, solo perché si è ben supportati dall'esperienza.
Lei si definirebbe un uomo riflessivo o perlopiù istintivo?
L'età e l'esperienza acquisite nel corso della vita, fanno sì che da istintivo io oggi sia diventato riflessivo.
E l'istinto è vero che non sbaglia mai?
No, credo che le cose non stiano così. Difatti può capitare di valutare una persona sulla base di un comportamento che noi valutiamo giusto e, non lo è, oppure valutiamo qualcsa cme sbagliato quando, in realtà, non lo è. Magari è giusto perché legato a situazioni che non conosciamo e, che solo in un secondo momento, venendo a conoscenza delle stesse, ci rendiamo conto che ci eravamo fortemente sbagliati.