Mi sento liberata dalla poesia perché non deve vendere, non le si chiede di stare al passo con il mercato.
La poesia come strumento per liberare i moti del nostro cuore e, andando maggiormente in profondità, nell'anima. Un'anima ferita ma che sa sempre, dopo tante cadute, anche rovinose, rialzarsi e, un poco alla volta rinascere. Tutto questo ce lo racconta Ilaria Palomba durante il nostro incontro dove accenna alla sua opera omnia, ove figurano non solo raccolte di poesie ma anche romanzi.
Ilaria, pugliese d'origine ma ormai romana di adozione, che cosa ti manca della tua terra natale e che cosa apprezzi particolarmente della Capitale?
Mi manca l’infanzia, soprattutto Canosa, quando abitavo in una villa e oltre il muricciolo c’era un uliveto sconfinato, i tramonti erano potenti, c’era qualcosa di selvatico, che amavo. Non credo oggi sia più così, quella campagna non c’è più. Mi manca il mare del Salento, tanto che Restituzione ne è intriso, è un poema del mare. Della capitale amo le chiese, le basiliche, San Giovanni, San Pietro, i musei Vaticani, San Francesco a Ripa, Santa Maria in Cosmedin, Santa Maria della Vittoria, Santo Stefano Rotondo. Di Roma amo il sacro, meno il profano.
Sei giovanissima e hai alle spalle tante pubblicazioni di vario genere, che ricordi hai di quando hai tenuto in mano per la prima volta una tua opera pubblicata?
14 libri, alcuni non li ripubblicherei neanche sotto tortura, tipo Fatti male, su altri lavorerei molto di più, tipo Homo homini virus, Una volta l’estate, Mancanza. Credevo mi cambiasse la vita, credevo di vivere di scrittura. Non è andata così, anzi, mi sono fatta molti nemici. È dura quando devi confrontarti con gruppi di potere che decidono cosa sia dentro e cosa fuori dal canone. A dire il vero, perseguire – con la potenza del desiderio – questo amore per la conoscenza, la letteratura, la poesia, il flusso di coscienza, la vertigine, mi ha portato alla solitudine e alla misantropia.
Sei anche molto attiva per quanto concerne le presentazioni, quanto conta il contatto con il pubblico dei lettori?
Conta, per quanto faticoso, è necessario non abbandonare i propri libri al loro destino. Se non sei tra i prescelti del sistema editoriale ti devi muovere autonomamente. L’incontro con Lisa Di Giovanni è stato decisivo, le devo moltissimo.
E tu che lettrice sei stata e che lettrice sei ora?
Fondamentalmente leggo libri Adelphi. Per esempio, Weil, Bernhard, Gurdjieff, Calasso. Mi sono cibata di un certo tipo di poesia, che libera e incatena: Alejandra Pizarnik, Amelia Rosselli, Sylvia Plath, Antonia Pozzi, poi la scrittura di Sarah Kane mi ha influenzato parecchio, quella della Lispector indubbiamente. Un cambiamento c’è stato quando ho iniziato a leggere Hölderlin e Rilke grazie a un corso meraviglioso di Guelfo Carbone a Roma Tre. Le letture rispecchiano gli stati d’animo, certo, con la Pizarnik c’è un legame particolare che non ho sperimentato con nessun altro autore. Un legame animico, credo di essere molto simile a lei nel modo di sentire.
Sui Social, dove sei molto attiva, non mostri solo opere tue, ma anche di altri autori, credi che per essere un valente scrittore bisogna essere in primis un eccellente lettore?
Sì.
Ultimamente ti stai dedicando molto alla Poesia, credi che sia fondamentale per scavare dentro la nostra anima?
La poesia viene a farmi visita, è per me una partitura musicale del delirio, che una volta ordinato metricamente smette di essere delirio e trova un solco.
Si sostiene che in Italia la Poesia non funzioni molto, eppure siamo un popolo di poeti, non per nulla in tutto il mondo ci invidiano Dante Alighieri, perché, secondo te, serpeggia questa diceria?
Mi sento liberata dalla poesia perché non deve vendere, non le si chiede di stare al passo con il mercato. L’Italia è sempre stata un luogo della poesia, ci sono luoghi narrativi, la Francia, la Russia, gli Stati Uniti d’America, ma l’Italia storicamente è patria di poeti. Forse abbiamo perso il contatto con le nostre radici, se tutto è merce non esistono più radici. Difatti, questa sovrabbondanza di prodotti di mercato scritti per vendere e non restare, sta provocando il collasso della letteratura.
Tuttavia se si conosce la poetica di secoli fa, si tende molto a non leggere quella moderna e odierna. Quali sono i poeti che consigli vivamente di leggere con attenzione?
A parte quelli che ho già citato, Dante, Leopardi, Luzi, Ungaretti, Quasimodo, Ceronetti, Guidacci, Campo, Ruggeri.
E quali sono quelli che ti hanno aperto il cuore?
Hölderlin, Rilke, Rimbaud, Rosselli, Pizarnik.
Il tuo modo di fare poesia richiama molto, soprattutto in alcuni punti, l'arte del Poema Epico, soprattutto Omerico. Quanto hanno influenzato i testi classici la tua opera omnia?
Non lo so, sai? Credo mi abbia influenzato più che altro Nag Hammadi. C’è un bellissimo libro di Paolo Riberi che parla di questo poema potentissimo sul sacro femminino, Tuono, mente perfetta, il testo di Riberi si chiama La voce della dea gnostica (Venexia).
Rimanendo in tale argomento, credo che gli antichi, soprattutto i greci, la sapessero veramente lunga per quel che concerne il vero significato della vita?
Certo, in ogni mito c’è un archetipo. La mitologia che mi ha influenzato è quella della tragedia greca, mi viene in mente Sofocle, e tutto il discorso di Nietzsche in La nascita della tragedia.