Lo Spazio dell'attesa, trilogia, sillogi, Emilio Lonardo, imprenditore, designer, docente, università, Il papavero, Edizioni

  • Quando in letteratura si parla di trilogia si fa riferimento a un insieme di tre opere dello stesso autore distinte ma unite da un filo conduttore. Possono essere viste come un lavoro unico o come tre libri individuali. Oggi vorrei parlarvi di una trilogia composta da tre piccoli diamanti editoriali, tre piccole sillogi poetiche unite da un design grafico suggestivo a partire dalle copertine: la sagoma di un uomo su una collina davanti al cielo ripreso in tre momenti diversi della giornata. Un’immagine che ci riporta inevitabilmente alla filosofia kantiana e in particolare a “La Critica della ragion pratica”: “Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente [...] il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. [...] non ho bisogno di cercarle [...] le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza.”

     

    I LIBRI

    Emilio Lonardo, imprenditore, designer e docente universitario di origini irpine, vive da diversi anni a Milano. La sua trilogia, “Lo spazio dell'attesa” pubblicata da edizioni Il Papavero, si compone di tre sillogi: Versi trovati cercando il presente; Versi trovati nel tempo di un affaccio; Versi trovati nelle pieghe del quotidiano.

    Come potete ben vedere in tutti e tre i lavori si ripete “Versi trovati” ma perché? Cosa vuole dirci l’autore con tanta insistenza da ripeterlo in tutti i suoi lavori?

    Per comprenderlo, dobbiamo andare oltre la bellezza e l’originalità dell’impaginazione dei suoi lavori e penetrare la sua filosofia di vita e il suo personale modo di approcciare la poesia. Chi è per lui il poeta e cosa significa fare poesia?

    Emilio ce lo rivela nel suo primo lavoro, nell’introduzione, dove scrive: “Il poeta / È uno scopritore, / Non inventa versi, / Ma li va a cercare / Dentro l'aria; / Li annusa / E poi scava /Per mezzo dei sentimenti; /Diffidate/ Da chi rivendica rime, / Perché è solo un mentitore, / Uno che ha trovato / Un pensiero abbandonato.”

    Un’idea questa che lo accomuna in parte al pensiero di Herman Hesse quando dice in “Metamorfosi di Pictor”, “La poesia è ovunque, basta chinarsi a raccoglierla”. E di Hesse Lonardo incarna anche parte del pensiero orientale che, come per magia, trasforma i suoi versi in filosofia e la sua filosofia in poesia.

     

    DOVE TROVA I SUOI VERSI?

    I Versi Emilio li trova nello Spazio dell’attesa “É dentro l'attesa che nasce la poesia. Nasce nell'attesa perché l'attesa è lo spazio che abbiamo per fare. La vita, la mia come la vostra, è costantemente legata al movimento, alla tensione, alla ricerca di un completamento. E le storie, quelle che raccontiamo e che ci vengono raccontate, parlano tutte del continuo agire. Il fondale su cui si svolgono le nostre azioni è il tempo, dal - c'era una volta - al - cosa ne sarà del mio futuro -; in mezzo ci sono i ricordi di ieri, le aspettative del domani, i momenti di oggi, i continui ritardi e gli anticipi, perché la nostra vita è scandita e segnata dal tempo.”

    Li incontra cercando il presente. “Una delle maggiori ossessioni della nostra epoca, - sottolinea – è il non saper aspettare.  Il tempo, quello meccanico, quello degli orologi, è un tempo ritmico, scientifico, serve per misurare, come nella musica ma il tempo che noi viviamo si attesta su unità di misura differenti: quelle spaziali”

    Li scorge nel tempo di un affaccio; “[...] ogni giorno diventa una finestra, a cui possiamo scegliere di affacciarci, e provare a scorgere quegli spazi di tempo da percorrere per raggiungere quel posto dove tutto si completa, dove il dentro e il fuori si uniscono, dove anche la morte prende senso.”

    E infine li raccoglie nelle pieghe del quotidiano dove “la quotidianità è materia ammassata in cui districarsi, cercare un ordine, sempre in attesa, un perpetuo - tendere a - colmare quella distanza, ed è per questo che scrivo, scrivo versi, scrivo verso.”