Diario di un viaggio attraverso una Terra colma di storia, fascino, cultura e meraviglie della Natura.
Non è semplice trascrivere quello che ho vissuto in Marocco. Una terra colma di contrasti, tradizioni antichissime, profumi di spezie, colori e tramonti mozzafiato tra le dune del deserto.
Ho trascorso 9 giorni in questo Paese grazie ad un tour organizzato con una guida locale, Simon, e degli splendidi compagni di viaggio… Giornate dense di emozioni, piene ma anche molto impegnative…
Il mio viaggio è iniziato a Casablanca, per proseguire a Rabat, Meknes, Fès, l’antica Volubilis, fino a raggiungere le alture dei monti dell’Atlante con Ifrane, denominata la Svizzera del Marocco, Merzouga con le sue dune nel deserto del Sahara, Ouarzazate, Marrakech, Essaouira sull’Atlantico.
Il primo giorno, appena giunta a Casablanca nel meraviglioso Hotel Idou Anfa, ho incontrato quella che sarebbe stata la nostra guida per l'intero itinerario, Simon. Dopodichè ho preso possesso della mia stupenda camera al settimo piano, godendomi una magnifica vista panoramica, ancora più entusismante dalla terrazza del Lounge bar all’ultimo piano, da cui, tra le note di un bravissimo cantante di piano bar, ho ammirato la Moschea di Hassan II.
Casablanca si trova lungo la costa, affacciata sull'Oceano Atlantico, nel Marocco Settentrionale. Dista circa 90 km da Rabat e 240 km da Marrakech. Si tratta della città più grande del Paese e la maggiore del Maghreb. Ospita il secondo porto più grande del Nord Africa, dopo quello di Tangeri.
La Moschea di Hassan II di Casablanca è la Moschea sull'oceano, che regala un'immagine da cartolina unica! Con il suo minareto è alto 210 m è diventataun vero e proprio simbolo della città. Oggi è aperta alle visite anche per i non mussulmani, quindi non perdete questa meravigliosa occasione.
La Medina di Casablanca è la parte più antica della città, ricca di mercati tradizionali, viette con negozietti e monumenti storici, tra cui la Fortezza Portoghese e il Mausoleo di Sidi Allal el-Kairouani.
In stile coloniale francese, Piazza Mohammed V è una piazza decisamente grande che rappresenta il cuore della città. Circondata da grandi portici, ospita caffetterie, locali e negozi, ed è incorniciata da meravigliosi palazzi in stile coloniale. E' anche un ottimo punto di partenza per esplorare la città.
La Cattedrale del Sacro Cuore, situata all'esterno della Medina, è il simbolo del periodo coloniale francese a Casablanca. Si tratta di una grande Cattedrale Cattolica, costruita nel 1930 in stile neogotico e progettata da Paul Tournon. La potrete facilmente riconoscere dalla sua imponente facciata bianca.
Le Corniche sono il bellissimo lungomare della città, dove passeggiare per ammirare splendidi tramonti. Qui si alternano ristoranti, locali alla moda e hotel di lusso, un luogo tutto da vivere.
Habous è un quartiere elegante e raffinato della città, conosciuto anche con il nome di Ville Nouvelle. Qui l'atmosfera è completamente diversa da quella della Medina ed è caratterizzato dalla presenza di palazzi in stile coloniale francese.
Nelle vicinanze del quartiere Habbous si trova il Palazzo Reale, un imponente edificio e una delle case del Re del Marocco e della sua famiglia. L'interno purtroppo non è aperto alle visite, ma merita comunque una tappa per ammirarlo dall'esterno.
La nostra seconda destinazione è stata Rabat,la capitale del Marocco. La città è situata sulla costa atlantica del paese, sulla sponda sinistra del fiume Bou Regreg, di fronte alla città di Salé. E’ la seconda area metropolitana più popolata del Marocco (dopo Casablanca. Vi si ammirano una cittadella (la futura Kasba degli Oudaïa), una moschea e una residenza. Questo spiega l'origine del nome della città, infatti, con il nome arabo Ribāt al-Fath (ribāt della Vittoria) viene indicata una sorta di monastero-fortezza (ribat), in cui i soldati che si apprestavano a partire in età almoravide ed almohade per la Spagna musulmana (al-Andalus), all'epoca sotto minaccia cristiana, si radunavano per procedere all'imbarco. Il complemento di specificazione "della Vittoria" (al-fath) era semplicemente benaugurante.
Qui, storia e modernità si incontrano in un intreccio perfetto, creando un'atmosfera unica e mai banale. Un luogo che ti fa sentire accolto sin dal primo istante.
Affascinante, maestosa, dagli inconfondibili toni del rosso, Rabat è la capitale ufficiale del Marocco dal 1956, anno in cui il Paese ha ottenuto l'indipendenza.
La città è strategicamente situata sulla costa atlantica marocchina, proprio alla foce del fiume Blu Regreg. Questa sua posizione geografica l'ha sempre resa, sin dai suoi inizi intorno al 1150, un importante punto di collegamento tra le regioni settentrionali e meridionali del Paese, oltre a essere un porto rilevante per la zona.
Tra le attrazioni di interesse, troviamo anche antiche rovine romane, necropoli merinidi e la celebre Kasbah degli Oudaïa, patrimonio dell'UNESCO. Una vera perla sull'oceano, quindi, un luogo da non perdere nel meraviglioso nord Africa.
Chiamato Da al-Makhzen, il Palazzo Reale di Rabat, residenza ufficiale del Re del Marocco, è una struttura imponente e maestosa, impossibile da non notare quando ci si passa davanti. Anche se non si può visitare all'interno, merita comunque una visita di passaggio, per ammirarne gli esterni e lasciarsi incantare dalla sua bellezza. Un'architettura sontuosa, circondata da giardini curati nei minimi dettagli.
Il vero gioiello di Rabat? Passeggiare tra i suoi vicoli stretti e tortuosi, imbiancati a calce e decorati con porte blu e bianche, è come passeggiare indietro nel tempo.
Meno caotica e più autentica rispetto ad altre medine marocchine, la Medina di Rabat è un labirinto di vicoli animati dove assaporare la vera vita locale. Con i suoisouk tradizionali che vendono di tutto, dalle spezie ai prodotti artigianali, dai vestiti ai gioielli, è il luogo ideale per perdersi tra i profumi, i colori e i suoni, scoprendo botteghe artigiane e assaggiando specialità culinarie locali. Imponente e maestosa, la Torre di Hassan è il minareto incompiuto di una gigantesca moschea che avrebbe dovuto essere la più grande del mondo musulmano al tempo della sua costruzione (XII secolo).
Proprio accanto si trova il magnifico Mausoleo di Mohammed V, un capolavoro dell'architettura marocchina moderna, che ospita le tombe del Re Mohammed V e dei suoi figli, il Re Hassan II e il Principe Moulay Abdallah. Marmi, legni intarsiati e stucchi ne decorano amabilmente gli interni.
La città imperiale di Meknèssi trova nella pianura del Saiss, tra le montagne del Medio Atlante e del Rif, nella parte settentrionale del Marocco, a 130 chilometri da Rabat. Iscritta dall’Unesco tra i monumenti Patrimonio dell’Umanità, Meknès è anche conosciuta come la Versailles del Marocco o la città dei cento minareti. Fondata nel 1061 come roccaforte militare, prende il nome dalla tribù berbera Meknassa che dominò la parte orientale del Paese fin dall’ottavo secolo. Il complesso cittadino è un meraviglioso esempio di commistione tra architettura spagnola e araba e parte della città, come ad esempio le grandi porte, furono costruite con materiali saccheggiati dal sito archeologico di Volubilis. La città di Meknès è stata la prima grande opera della dinastia alawita ed è oggi considerata una testimonianza esemplare delle città fortificate del Maghreb. Circondata da imponenti mura, lunghe 40 chilometri e con i bastioni che raggiungono i 15 metri d’altezza, intarsiate da 9 porte monumentali, al suo interno si passeggia tra stupendi edifici in stile ispano-moresco risalenti al 1600. Il tessuto urbano di Meknès è unico nel suo genere ed è composto dalla Medina, dalla Kasbah, da 25 moschee, da 10 bagni turchi e numerosi granai e palazzi.
La porta Bab Mansour si trova nella parte sudorientale di piazza el Hedim, vicino alla residenza del sultano, ed è il fulcro del complesso della Città Imperiale. Si tratta di un grandioso ingresso alla città, la più maestosa delle porte imperiali del Marocco, e richiama immediatamente il fascino e lo splendore delle creazioni di Moulay Ismail. Questo ingresso, completato nel 1732, è stato progettato da un cristiano convertito all’Islam, da qui il suo nome, la porta di Mansour, cioè del rinnegato. Numerose iscrizioni sono ancora oggi visibili e il zellij, seppur un po’ sbiadito, è ancora bellissimo. Le colonne di marmo che ornano i bastioni laterali provengono dalle rovine di Volubilis. La Medina ed i resti del palazzo reale di Meknès fanno parte dei monumenti patrimonio mondiale dell’Unesco e un giro dei suoi bastioni rivela tutta la bellezza di questo sito. Accanto a Bab Mansour vi è una porta più piccola, con lo stesso stile, Bab Djemaa en Nouar.
Il Mausoleo di Moulay Ismail di Meknes, situato nella Medina sul lato opposto di piazza el Hedim, è l’ultima dimora di uno dei sultani più famosi del Marocco ed è uno dei 3 santuari marocchini, insieme alla tomba di Mohammed V di Rabat e la Medersa Bou Inania in Fez, visitabili anche dai non musulmani. L‘ultima dimora del sultano, ricordato per aver scacciato gli spagnoli e gli inglesi dal Marocco, unito il Paese e stabilito la dinastia alawita, è un santuario costituito da una serie di eleganti e tranquille corti, camere decorate con piastrelle zellij e stucchi elaborati, e ornate con 4 pregiati orologi donati dal re di Francia Luigi XIV, a cui si accede dall’imponente porta Bab Mansour. Il mausoleo è opulento e mostra il meglio dell’artigianato marocchino. Moulay Ismail fu sepolto qui insieme ad una delle sue cinquecento mogli e due dei suoi ottocento figli. La Medrasa Bou Inania è una scuola coranica costruita nel XIV durante il regno dei Merinidi e ultimata nel 1358 da Bou Inan. La Medersa, da non confondere con l’omonima che si trova a Fez, si trova di fronte alla Grande Moschea di Meknès, ed ha un cortile raffinato riccamente decorato con mattonelle, stucco, legno d’ulivo intagliato e il soffitto in cedro. Ai lati del cortile si trovano delle celle dove vivevano gli allievi più piccoli mentre gli studenti più grandi e gli insegnanti alloggiavano al piano primo. Considerato da molti il miglior monumento del regno dei Merinidi giunto fino a noi, la Medrasa è una vera e propria meraviglia dell’architettura islamica. La Medersa non è accessibile ai non musulmani ma può essere ammirata dagli edifici che la circondano. Sul suo tetto si trova una terrazza da dove ammirare la migliore vista sulla Medina. Il monumento contiene una sala per la preghiera, un luogo per le abluzioni, delle aule e un ampio patio.
Sul margine Nord-occidentale diPiazza el-Hedim, la grande piazza principale della Medina, sorge Palazzo Jamai, un bellissimo palazzo di fine Ottocento trasformato in museo: il Museo Dar Jamai ovvero il Museo Nazionale della Musica.Il palazzo fu costruito nel 1882 dalla famiglia Jamai, la stessa famiglia che costruì il Palazzo Jamaia Fes. Venne fatto costruire da Mokhatar Ben Arbi el Jama'i, che insieme a suo fratello servì come Gran Visir sotto il sultano Moulay Hassan I. Dopo la sua morte il palazzo e i beni familiari furono confiscati e il palazzo passò alla potente famiglia Glaoui, che però non vi abitò mai. Nel 1912 la parte centrale del palazzo fu trasformata dai Francesi prima in ospedale militare (Louis Hopital), poi in tribunale militare (la parte destra del palazzo) e nel 1920 in Museo delle Arti Indigene e in scuola di ricamo. Infine la residenza fu restaurata nel 2019 e riaperta come Museo Nazionale della Musica.Al suo interno si trova una ricca esposizione di strumenti musicali (più di cento); il museo tratta dei repertori musicali tradizionali marocchini e del ruolo della musica nella vita sociale. Accanto l'attuale ingresso al museo (l'ingresso originale si trovava su una via adiacente), vi è una bellissima fontana murale decorata in zelligerealizzata nel 1913.
A 31 chilometri a nord di Meknès si trova il più vasto sito archeologico romano del Marocco, Volubilis. La grandezza di questo insediamento è testimoniato dall’Arco di trionfo, dal capitolium e dalla casa di Bacco. Dichiarato patrimonio mondiale dall’Unesco, una città romana che faceva parte della capitale della Mauritania stabilita in questa zona intorno al III secolo a.C.. Le vestigia archeologiche di questo sito testimoniano in realtà diverse civiltà che lo hanno occupato nel corso di dieci secoli, dalla preistoria al periodo islamico. Volubilis si estende per 42 ettari e le sue rovine testimoniano la sfarzosità del suo tempo con resti di bellissimi palazzi decorati con stupendi mosaici, una basilica, il tempio di Giove e un arco trionfale che commemorava l’imperatore Caracalla, il tutto cinto da 2 chilometri e 600 metri di mura. Questo sito romano è rimasto intatto fino al devastante terremoto che a metà del 1700 colpì l’area e solo successivamente saccheggiato per la costruzione di Meknès. Abbandonata intorno all’anno mille, Voulibilis è un luogo da non perdere e da inserire assolutamente nelle vostre attività nei dintorni di Fès.
Fès o Fez, comunque la si voglia chiamare, è una delle città più affascinanti del Marocco e merita assolutamente una visita. Per iniziare, cercate di orientarvi nei più di 9000 vicoli della Medina (praticamente impossibile non perdersi!), assistendo alla lavorazione delle pelli nelle concerie, visitando i souk di artigianato e scovando punti panoramici sensazionali sulla città e le moschee. La medina è il quartiere antico, dove si sviluppa il centro storico della città. La medina di Fès è Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 1981 ed è con tutta probabilità la più grande area urbana del mondo in cui non transitano le auto, con una popolazione di più di 150.000 persone. Iniziamo, quindi, l’esplorazione di Fès proprio dalla sua medina, il suo intricato cuore che vi permetterà di perdervi tra colori e odori, dove solo i locali e i gatti sembra che sappiano davvero dove stanno andando. Avere una lista di cose da vedere, con la pretesa di riuscire a rispettarne l’ordine, è un’idea piuttosto ambiziosa se state per visitare la Medina di Fès. Una delle cose da vedere a Fès è sicuramente la tradizionale lavorazione e tintura delle pelli che avviene ancora con metodi naturali e per lo più manuali. In città troverete alcune concerie minori, ma quelle che non dovreste perdere sono le concerie Chaouwara. Quando sarete vicino alle concerie inizierete (ahimè) a sentire un odore pungente, segno inequivocabile che sarete sulla strada giusta.
All’ingresso dell’edificio alcune persone saranno pronte ad accompagnarvi sulla terrazza con un rametto di menta tra le mani, che vi aiuterà a sopportare meglio l’odore pungente. Dalla terrazza si possono vedere le persone alle prese con questo duro lavoro di concia delle pelli scoprendo curiosità sulla tintura (ad esempio, lo sapevate che avviene solo con materiali naturali, come lo zafferano, la curcuma e il papavero?). Al termine, abbiamo visitato i negozi di pellame dove personalmente ho acquistato le rinomate babucce ed una bella cintura con una sorta di borchie antichizzate. Addentrandoci nuovamente nella Medina, ci siamo diretti verso la Moschea e l’Università al-Qarawiyyin. Si tratta del luogo di culto principale della città e una cosa assolutamente da vedere a Fès, anche se non visitabile dai non musulmani. All’interno di questo complesso ha sede anche quella che viene considerata l’università più antica del mondo, anch’essa purtroppo non visitabile. L’unico modo per riuscire ad avere una panoramica sulla moschea e l’università, è quello di salire in una terrazza panoramica nelle vicinanze. Nelle vicinanze della moschea potrai vedere alcuni dei souk della città, con negozi aperti e bancarelle lungo le vie. Il souk dell’henné è uno dei più antichi di Fès, e qui troverete non solo prodotti cosmetici come l’henné e l’olio d’argan, ma anche ceramiche e pezzi d’artigianato locale. Girovagando nella medina ho apprezzato i souk tematici e i mercati berberi. La Madrasa è una scuola coranica, e la Madrasa Bou Inania è visitabile anche dai non musulmani e custodisce anche una moschea. Al suo interno potrai vedere i mosaici con piastrelle di ceramica, chiamati zellij, gli stucchi finemente decorati, le porte in legno intagliate e le tegole verdi sul tetto dell’edificio.
Curiosità: alzate lo sguardo quando sarete fuori dalla Madrasa Bou Inania. Sulla parete di un edificio vedrete una strana struttura in legno. Si tratta di un orologio ad acqua risalente al 1357, chiamato Dar al-Magana. Anche se ad oggi non è ben chiaro il suo funzionamento, si pensa che venisse utilizzato per scandire gli orari della preghiera.
Per quella che è stata la mia esperienza, non reputo Fès una città pericolosa, ma personalmente consiglio di evitare di addentrarsi nei vicoli della Medina da soli, perché sono davvero labirintici e c’è un’elevata possibilità di ritrovarsi in un vicolo senza sapere come uscirne. Insomma, meglio evitare.
Inoltre siamo andati in una cooperativa artigiana Ceramica Art De Poterie ACH, in cui ci è stata spiegata la lunga lavorazione che partendo dall'argilla si trasforma in bellissime ceramiche. L' Art de Poterie Ach Company, è gestita da Idriss Fenassi, che da molti anni produce ceramiche artigianali marocchine utilizzando un amalgama di tecniche e conoscenze ancestrali con un tocco moderno. Grazie all'ambiente in cui è nato e cresciuto, Idriss trascorre la maggior parte della sua infanzia a torcere, fondere, stringere e schiaffeggiare l'argilla, ciò che ha stabilito una forte connessione tra loro, e dopo molti anni ed un'enorme quantità di tentativi ed errori, ha accumulato molta esperienza e abilità, diventando uno dei pionieri del settore.
Il nostro tour è proseguito alla volta di Ifrane.
Soprannominata la Svizzera del Marocco, Ifrane è una graziosa località marocchina dove però, al posto di caotici bazar, ci sono giardini curati, chalet di montagna e uno stile alpino chic. A più di 1.700 m, qui la gente viene in inverno per sciare: è infatti famosa per la sua stazione sciistica e i servizi che offre.
Insomma, un Marocco inusuale davvero difficile da immaginare. Ifrane si trova sui monti del Medio Atlante. È considerata la città più pulita del mondo. E se il centro storico di Ifrane è sicuramente uno dei luoghi più vivi, il suo cuore pulsante è Rue de la Cascade, la strada principale del centro. Qui si trova la maggior offerta gastronomica della località, oltre diversi negozietti e servizi come la farmacia.
La via è molto caratteristica, inoltre, perché ospita alcuni particolari edifici: vi si affacciano infatti il Palazzo delle Poste, il Chamonix Hotel e il famoso blocco di case dalle caratteristiche di tipica impronta alpina. A pochi passi dal centro storico, dalla parte più moderna della città dove si trovano il teatro, alcuni locali caratteristici e uffici statali come il Province d'Ifrane e le Municipalité d'Ifrane, si trova anche uno dei simboli di Ifrane: la statua del Leone, o Le Lion d'Ifrane.
Questa statua, che si trova in uno dei punti d'ingresso al Parco d'Ifrane, dove si trovano il lago e praticamente tutte le attrazioni collegate allo sci, venne scolpita in onore dell'ultimo leone dell'Atlante da un soldato tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale. Il leone dell'Atlante era una specie di leone originaria del Nordafrica, ora estinta: l'ultimo esemplare venne abbattuto proprio in Marocco nel 1942. L'Al Akhawayn University è una delle università più prestigione di tutto il Marocco. Venne istituita nel 1995 per volere del Re Hassan II del Marocco e del Re Fahd dell'Arabia Saudita e, ancora oggi, è un'università che solo le famiglie più ricche possono permettersi.
L'architettura dell'intero campus è decisamente particolare: spicca, infatti, per la tipica architettura alpina francese, con edifici dai muri chiari color ocra che contrastano con i tetti rossi. Il cuore del complesso è proprio la Moschea Masjid Al Akhawayn, mentre intorno si trovano i vari dipartimenti, la Libreria Mohammed VI, il complesso ginnico con anche la piscina e le varie residenze degli studenti.
L'università si trova a 2 km a nord di Place de la Couronne. Ma Ifrane merita una visita non solo per lo sci, ma anche per le bellezze naturali nei suoi d'intorni. Oltre il già citato Parc National d'Ifrane, a qualche chilometro dal centro città potrete immergervi nella bellezza dell'Antica Foresta di Cedri, o Reserve naturelle de cèdres.
Questo è davvero un luogo incantato e incontaminato, che si discosta sempre dall'idea comune del Marocco. Non troverete infatti deserto, ma una meravigliosa foresta verde e viva. Qui potrete passeggiare tra gli alberi secolari e incontrare anche la fauna locale, soprattutto numerose specie di scimmie che abbiamo avuto il piacere di vedere. All'interno della riserva si trova anche il parco avventura ATLAS parc aventure.
Dalle bellezze di queste montagne… al deserto… Siamo giunti a Merzougacon una notte in un campo tendato… L’attrazione di Merzouga è una, ma da sola vale un viaggio in Marocco: il deserto, e per la precisione Erg Chebbi. Si tratta di una distesa di dune che si estende per quasi 30 km da nord a sud e raggiunge l’altezza massima di 160 metri. Le grandi dune di Merzouga sono le più alte di tutto il Marocco: seppur di dimensioni inferiori rispetto a quelle del deserto algerino o mautitano, sono uno spettacolo magnifico e hanno il vantaggio di essere più facilmente raggiungibili. Le dune sorgono nella pianura nera della hammada, colorandola di suggestive tonalità rosa-dorate; si muovono in continuazione e pertanto rappresentano un fenomeno in continua evoluzione. Nei mesi invernali e fino all’inizio della primavera (da novembre a maggio circa) nell’Erg Chebbi si crea un lago noto come Lac Tamezguida o Lago di Merzouga, che attira numerose specie di uccelli del deserto. Se siete appassionati di birdwatching programmate il vostro viaggio in Marocco in questo periodo: potrete avere l’opportunità di ammirare sterpazzole del deserto, gruccioni di Persia e garruli fulvi, talvolta anche fenicotteri e altri uccelli acquatici.
Qui, a cena, abbiamo gustato il tipico Cous-cous e il Tajine, uno dei piatti più conosciuti della cucina marocchina, il famoso stufato marocchino che prende il nome dal tradizionale piatto di terracotta in cui viene tradizionalmente cotto a cottura lenta. I tajine possono essere di vario tipo: di carne di manzo, agnello, pollo o verdure. Personalmente, nel deserto, ho gustato quello con un ottimo manzo e prugne, poi in seguito anche con polpette, uova e pollo. Ottimi tutti!!!
La cittadina di Erfoud si trova nel sud del Marocco, non lontano dal confine con l’Algeria, ai piedi dell’Alto Atlante, sulla strada delle mille Kasbah. Erfoud si trova proprio alle porte del deserto e spesso è avvolta da forti tempeste di sabbia che si insinuano fino al suo centro. Sono due le attrazioni principali della città, il festival dei datteri e l’industria di marmo, nota per i fossili marini risalenti 360 milioni di anni fa, ma Erfoud è anche un ottimo campo base per andare alla scoperta del deserto e dei suoi paesaggi straordinari e infiniti. Le cave di marmo sono molte e belle e a soli 15 chilometri dalla città.
Tinghir è un simbolo delMarocco, che unisce architettura e bellezza naturale. Si trova tra l’Atlante e il Sahara . È il luogo perfetto per scoprire la storia berbera e godersi i paesaggi. Situata tra Ouarzazate ed Errachidia, Tinghir è un gioiello marocchino. Questa città berbera è ricca di storia e cultura. Offre magnifici paesaggi e vi permette di sperimentare la cultura marocchina. Con le gole del Todgha e le sue oasi, Tinghir promette avventure uniche. A più di 1.300 m sul livello del mare, Tinghir si trova tra l’Atlante e il Sahara. Questa posizione unica crea una varietà di paesaggi naturali. L’oasi di Tinghir è famosa per le sue palme da datteri e l’acqua calda naturale. La città deve il suo fascino alla sua storia, alla sua eredità berbera e alla sua geografia. È un luogo essenziale per comprendere la cultura marocchina.
Le gole del Todgha sono magnifici canyon nel Todra in Marocco.Si estendono per circa 50 chilometri. Queste gole iniziano dopo un verde palmeto e sono delimitate da 40 antiche kasbah. Offrono un viaggio nella storia. Le pareti calcaree delle gole si innalzano fino a 300 metri. È il posto dei sogni per gli scalatori. Gli escursionisti possono anche godere di splendide viste su Tinghir e sulla zona circostante.
Sostando una notte ad Ouarzazatein un albergo che “sa” di cinema, l'Oscar Hotel, il nostro tour prosegue alla volta di della città fortificata, o Ksar, di Ait-Ben-Haddou, uno dei 9 siti del Marocco che l’Unesco ha dichiarato Patrimonio dell’Umanità. La bellissima Ksar si trova lungo la strada del commercio che le carovane percorrevano attraverso il deserto del Sahara dal Sudan fino a Marrakech e oltre che essere un esempio lampante dell’antica architettura del Marocco meridionale è una meta da inserire assolutamente nel vostro itinerario in Marocco. La Ksar è un concetto abitativo tribale, tradizionale del Marocco pre-sahariano, composto da un gruppo di edifici costruiti nel 1600 con materiali organici, tra cui un ricco fango rosso, e racchiuso all’interno di alte mura dove ancora oggi alcune famiglie vivono. Ait Ben-Haddou è stata costruita su una collina, in modo da dominare la vallata, lungo le sponde del fiume Ounila, ai piedi delle montagne dell’Atlante. Caratteristici del Ksar le torri angolari e i vicoli stretti che si arrampicano tra le abitazioni, le Kasbah - noi abbiamo visitato quella di Amredil - di ricchi mercanti. Sulla sommità della collina svetta un grande granaio fortificato chiamato agadir. Questo straordinario complesso comprende anche una moschea, una piazza e il santuario del Santo Sidi Ali. In confronto ad altri ksour della Regione, il Ksar di Ait-Ben-Haddou ha preservato la sua autenticità architettonica per quanto riguarda la configurazione e i materiali e, nella parte bassa del paese, si possono osservare alcuni elementi decorativi. Questo luogo unico compare spesso nei film ambientati in Marocco come ad esempio nei film Il gioiello del Nilo, Il Gladiatore e Alessandro.
Il mio viaggio in Marocco è proseguito con la visita al passo Tizi n’Tichka, e vi posso dire sin da subito che è stata un’esperienza a dir poco eccezionale. Nei fatti il Tizi n’Tichka è due cose: un itinerario che attraversa l’Alto Atlante tra Marrakech e Ouarzazate (198 km) e un passo di montagna alto ben 2260 metri. C’è da fare un premessa: quello che vi sto per raccontare del passo Tizi n’Tichka è solo una parte, i primi 150 chilometri. Detto questo, percorrerlo è stato meraviglioso. Nel mio immaginario, il Marocco era un insieme di città imperiali, deserto e costa impetuosa. Invece, mi sono ritrovata in mezzo alle montagne e di una bellezza che toglie veramente il fiato. Quello che avrete al vostro cospetto, infatti, sarà un susseguirsi di cime dipinte di rosso e circondate da una natura sgargiante che, contemporaneamente, si mescola ai profili del deserto. Un percorso a dir poco mozzafiato. Un tragitto straordinario e affascinante fatto di tornanti impressionanti che mi hanno condotta verso verdi pascoli circondati da montagne imponenti, per poi scendere in un paesaggio arido e deserto. Non mi aspettavo che questo Paese potesse essere così variegato, perché ho vissuto l’effetto sorpresa non avendo approfondito la situazione prima di partire. Ma la verità è che anche sapendo in anticipo cosa vi aspetta, niente potrebbe cambiare, perché il passo Tizi n’Tichka regala un’esperienza così straordinaria che è davvero difficilissimo che non vi arrivi dritta la cuore. Un contrasto davvero formidabile e che può essere ammirato lungo i vari chilometri grazie a diversi punti di osservazione. A sorprendervi, però, non sarà solo la natura: piccoli villaggi berberi, infatti, renderanno il viaggio on the road ancor più intimo autentico.
Il sesto giorno siamo giunti a Marrakech, a mio avviso l’autentico Marocco, qui si respira un’aria davvero particolare, un allegro caos sulla piazza principale, Jemaa el Fna, salvo poi, giungere nella zona residenziale esclusiva dove alloggiavamo al Grand Mogador Menara Marrakech-Luxury Hotel.
Perdersi nella medina di Marrakech (o Marrakesh) è una delle esperienze di viaggio che tutti dovrebbero fare almeno una volta nella vita: a ogni angolo vi attende una nuova sorpresa, una nuova meraviglia. GPS e Google Maps son di poco aiuto nel cuore di una città iconica dove il passato e la modernità convivono senza intralciarsi. Lasciatevi andare a ciò che Marrakech vuole farvi conoscere, consapevoli che la città si terrà stretta i suoi segreti e vi rivelerà una minima parte delle sue infinite storie e leggende. Ma non temete: ciò che vi verrà concesso sarà sufficiente per vivere un sogno a occhi aperti. Gli sfarzi dei sultani, il colore caldo della pietra, le intricate vie della medina, le tonalità accese dei tessuti in vendita al mercato, il muezzin che con il suo canto richiama i fedeli alla preghiera: sono queste le prime meraviglie che vi attendono a Marrakech.
L’attrazione top di Marrakech è Jemaa el Fna, la piazza principale della città: pulsante di vita a tutte le ore, è animata da mercanti, musicisti, artisti di strada, giocolieri, incantatori di serpenti e turisti che accorrono a frotte. Vivace di giorno, suggestiva di notte. È il posto perfetto per assaggiare lo street food marocchino e per assistere a spettacoli all’aperto che vi catapulteranno in un Marocco d’altri tempi. Non è invece il posto migliore per cercare quiete!
Ancora opulenza e lusso: questa volta però non si tratta di un palazzo ma un complesso funerario. Le sfarzose Tombe dei Saaditi, costruite per volontà dell principe saadita Ahmed al-Mansour, vissuto a cavallo tra il Cinquecento e il Seicento. Cadute nel dimenticatoio per secoli, furono riscoperte solo nel 1917: un tesoro ancora poco noto, a cui si accede tramite uno stretto passaggio dalla Moschea di Kasbah.
Purtroppo anche la Moschea Koutobia, come quasi tutte le moschee in Marocco, non è visitabile dalle persone non musulmane. Sarebbe però un peccato lasciare Marrakech senza essersi preso il tempo di ammirare dall’esterno questa meraviglia architettonica. Osservate con attenzioni le intricate ed elegantissime decorazioni del minareto, la torre costruita nel XI secolo ispirata alla Giralda di Siviglia: l’occhio si perderà sognante tra armoniosi elementi decorativi, chiavi di volta, merlature in pietra a vista.
Le tombe risalgono al tempo del sultano Aḥmad al-Manṣūr al-Dhahabī (1578-1603), sono state scoperte solo recentemente, nel 1917, e restaurate dal Ministero delle Belle arti marocchino. Le tombe sono una delle maggiori attrazioni turistiche di Marrakech, grazie alla bellezza delle loro decorazioni.
Il mausoleo comprende i corpi di circa sessanta membri della dinastia sa'diana originaria della valle del fiume Draa. Tra i sepolcri ci sono quelli di Aḥmad al-Manṣūr al-Dhahabī e della sua famiglia. La costruzione è composta da tre stanze. La più famosa è la stanza delle dodici colonne, che contiene il sepolcro del nipote del sultano Aḥmad al-Manṣūr al-Dhahabī. La stele è finemente intagliata in legno di cedro e stucco. Tutti i monumenti sono in marmo di Carrara. Nel giardino fuori dalla costruzione sono situate le tombe dei soldati e dei servitori.
Abbiamo inoltre apprezzato anche altre camere, come la “Camera delle Tre Nicchie”, dove i principi venivano sepolti, e un’altra camera che una volta era usata per preghiere ma successivamente divenne una cripta per i membri della famiglia reale. Anche l’area esterna, con centinaia di tombe adornate con minuscole piastrelle a mosaico, crea un regno per la contemplazione silenziosa. Questo luogo racconta la storia di una forte dinastia, il suo glorioso viaggio della vita e il luogo di riposo.
I meravigliosi mosaici zellige che tappezzano le pareti inferiori delle tombe rappresentano l'apice dell'arte decorativa marocchina. Realizzati con argilla calcarea proveniente dalla regione di Fez, distante ben 400 km, questi mosaici furono creati utilizzando una tecnica tradizionale risalente al periodo ispano-moresco. I colori predominanti - blu cobalto, bianco, verde, giallo e nero - non sono casuali, ma rappresentano elementi della cultura e della natura marocchina. La tecnica prevedeva l'applicazione di una vetrina a base di piombo direttamente sulla superficie porosa della ceramica, senza strati intermedi. Le iscrizioni calligrafiche che decorano le superfici delle tombe non sono semplici ornamenti. Le pareti sono arricchite da elaborati versetti del Corano che recitano preghiere per i defunti, creando un collegamento spirituale tra il mondo terreno e quello celeste. La calligrafia, arte sacra per eccellenza nel mondo islamico, trasforma le parole in immagini visive di straordinaria bellezza. La storia dei sepolcri saadiani prese una piega inaspettata dopo la caduta della dinastia. Moulay Ismail ibn Sharif, secondo sovrano della dinastia alawita che regnò dal 1672 al 1727, è passato alla storia con soprannomi inquietanti: il "Re Guerriero" e "Il Sanguinario". Questo sovrano, noto per decorare le mura della città con le teste delle sue vittime, si stima abbia causato la morte di circa 30.000 persone durante il suo regno.
Quando salì al potere, Moulay Ismail era determinato a cancellare ogni traccia della magnifica dinastia Saadi. Iniziò a distruggere e saccheggiare numerosi edifici saadiani, incluso il sontuoso Palazzo El Badi. Tuttavia, quando arrivò alle tombe, mostrò una sorprendente moderazione. Mosso dal timore di commettere sacrilegio distruggendo un luogo sacro di sepoltura, il sultano optò per una soluzione più sottile: invece di demolire i mausolei, li fece murare completamente, lasciando solo un piccolo passaggio attraverso la Moschea Kasbah. Questa scelta insolita permise alle tombe di rimanere intatte, ma dimenticate per quasi tre secoli, fino alla loro riscoperta accidentale mediante fotografie aeree francesi nel 1917.
Purtroppo anche la Moschea Koutobia, come quasi tutte le moschee in Marocco, non è visitabile dalle persone non musulmane. Sarebbe però un peccato lasciare Marrakech senza essersi preso il tempo di ammirare dall’esterno questa meraviglia architettonica. Osservate con attenzioni le intricate ed elegantissime decorazioni del minareto, la torre costruita nel XI secolo ispirata alla Giralda di Siviglia: l’occhio si perderà sognante tra armoniosi elementi decorativi, chiavi di volta, merlature in pietra a vista.
La storia dei Giardini Menararisale al XII secolo, quando il sovrano almohade Abd al-Mu’min creò questo sereno rifugio. Questi incredibili giardini offrono una fuga pacifica dalla città.
I Giardini Menara sono diventati un sito del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO nel 1985, come parte della più ampia iscrizione della Medina di Marrakech. I giardini hanno ricevuto il soprannome grazie al suo meraviglioso sistema idraulico che canalizza l’acqua dalle montagne dell’Atlante per irrigare vasti uliveti e il famoso bacino riflettente.
Gli autori antichi attribuiscono il suo primo sviluppo al sultano almohade 'Abd al-Mu'min ibn 'Alî (r. 1130-1163). Secondo al-Baydhaq, il fondatore della dinastia almohade, di ritorno da Salé nel 1157, fece piantare a Marrakech la bouhaïra, un enorme frutteto recintato con un grande bacino per immagazzinare grandi quantità di acqua destinata all'irrigazione potabile degli alberi da frutto e verdure all'interno del recinto. L'autore di al-Istibsar riferisce che 'Abd al-Mu'min piantò ad ovest della città in direzione del Neffis un giardino che doveva essere vicino al palazzo, la cui porta si affaccia quasi sul bacino della Menara, che poteva corrispondono a questo bacino interno del giardino del Califfo.
I fabbisogni idrici di questi spazi erano soddisfatti grazie alle fognature sotterranee (Khettara), scavate secondo una tecnica iniziata dagli Almoravidi a partire dall'XI secolo e adottata dagli Almohadi, che arricchirono la rete di condutture superficiali. La creazione di questi giardini, secondo Ibn Sahib Assalate, è attribuita a Hajj ibn Yaïch, studioso e legislatore dell'Impero Almohade. Oltre alle sue funzioni utilitaristiche e ricreative, questa piscina serviva per addestrare al nuoto i soldati almohadi, in preparazione alla traversata del Mediterraneo verso l'Andalusia.
Sotto i Saadiani, il giardino della Menara fu citato dagli autori nel 1579. I principi lo riutilizzarono creandovi un pied-à-terre. Il sultano alawita Sidi Muhammad ibn 'Abdallâh vi fece costruire un padiglione con belvedere che serviva da luogo di passeggiate e di riposo. L'edificio e il suo piccolo giardino sono circondati da un alto muro di adobe. I suoi spessi muri di pietra hanno catene angolari fatte di finti mattoni. È ricoperta dal classico tetto piramidale di tegole verdi. L'edificio si compone di due livelli. Un piano terra ad uso domestico è occupato da quattro massicci pilastri e preceduto da un avancorpo di tre arcate affacciate sul bacino; al livello superiore si accede da una scala stretta e ripida. Il piano superiore presenta un ampio balcone con balaustre poggiante sull'avancorpo e sovrastato da un arco cieco traforato da un basso portone. La chiave dell'arco è costituita da un motivo lapideo sormontato da un archetto recante un'iscrizione dove si legge una famosa citazione in onore del profeta Maometto e la data del 1286 dell'Egira (1869-70).
La Medersa Ben Youssefdi Marrakech è un'importante scuola islamica storica situata nel cuore della città. Costruita nel XIV secolo, era la più grande scuola islamica del Nord Africa e oggi è stata dichiarata patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. Costruita nel XIV secolo sotto il sultano marinide Abu Inan Faris, la Medersa Ben Youssef di Marrakech fungeva inizialmente da scuola religiosa per gli studi islamici, oltre che da moschea e biblioteca. Nel XVI secolo, il sultano Ahmad al-Mansur ampliò la madrasa aggiungendo un ampio cortile e un minareto. Abbandonata nel XVIII secolo, si deteriorò nel tempo. Tuttavia, nel XIX secolo, il sultano alauita Moulay Hassan I ne curò il restauro e la riaprì come scuola islamica. Il Medersa Ben Youssef Marrakech presenta una squisita architettura marocchina, costruita principalmente in arenaria rossa e ornata da intricati disegni geometrici e stucchi intagliati. L'ingresso è costituito da un grande arco che conduce a un ampio cortile circondato da due ordini di gallerie ad arco. Queste gallerie sono caratterizzate da vivaci piastrelle e da ornati intagli in stucco, che guidano i visitatori verso le aule e le sale di preghiera. Anche il minareto è impreziosito da intricati intagli e coronato da una cupola ornata di piastrelle verdi. La Medersa Ben Youssef ha un significato profondo per Marrakech, in quanto incarna il suo ricco patrimonio culturale ed educativo. Come storica scuola islamica risalente al XIV secolo, simboleggia il ruolo della città come centro di apprendimento e di erudizione religiosa. La sua magnifica architettura, caratterizzata da intricati motivi geometrici, stucchi intagliati e piastrelle vivaci, mette in mostra l'abile maestria degli artigiani marocchini. Oltre alla sua bellezza architettonica, la medersa serve a ricordare la duratura identità culturale di Marrakech e il suo profondo legame con le tradizioni islamiche.
Da Marrakech proseguiamo il nostro tour... una delle soste caffè, mi piace scriverlo, presso il Caffè Skala, mi è piaciuto particolarmente perchè li, in un grande prato molto curato corrono allegramente oche, papere e galline... un momento bucolico davvero simpatico! Il nostro itinerario è continuato con la visita ad una cooperativa di sole donne, Coopèrative Zin Oil, che lavorano i semi di Argan per la produzione di olio, miele, Alouia (somigliante alla crema di arachidi e ad un patè alla nocciola), creme cosmetiche, profumi ecc. Una lavorazione davvero articolata e certosina. Ivi abbiamo potuto ammirare l'albero di Argan più grande di 500 anni!!!
Per il pranzo abbiamo sostato presso una bellissima Fattoria celebre per la coltivazione di uva da vino.
Il nostro viaggio è proseguito lungo la costa atlantica del Marocco, a ovest di Marrakech, dove si trova la città di Essaouria famosa soprattutto per la sua sensazionale Medina sul mare, iscritta nella lista dei siti Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. La fortezza, i muri bianchi e cangianti, la rilassatezza dei suoi abitanti, la Kasbah, le botteghe artigiane, rendono questa città unica e dal sapore europeo: nel 1756 i francesi ne fecero un perfetto esempio di architettura militare e la arricchirono con mura, torri, bastioni e porte riuscendo a coniugare perfettamente la cultura arabo-musulmana con quella d’oltre mare. Essaouria, originariamente chiamata Mogador, cioè piccola fortezza, è da sempre un importante porto che collega il Marocco con il resto dell’Africa e dell’Europa. Questa città portuale fortificata della metà del 18° secolo, dalla forte influenza europea in un contesto nordafricano, è semplicemente meravigliosa e una meta obbligata delle vostre vacanze in Marocco. Le coste di Essaouria sono spazzate durante quasi tutto l’anno dalle brezze oceaniche, gli alisei, e molti sono i surfisti e gli amanti del windsurf che la raggiungono per volteggiare sul pelo dell’acqua a largo della costa. Consigliamo ai turisti di visitare il mercato del pesce e di osservare il lavoro dei pescatori e dei commercianti. I negozi vendono splendidi prodotti di artigianato locale come ad esempio prodotti in legno di tuia, vestiti ricamati e tappeti. Essaouira è la destinazione ideale per un soggiorno all’insegna di storia, arte e avventura.
La Medina di Essaouira è un magnifico esempio, ottimamente preservato, dell’architettura militare europea del XVIII secolo in terra nordafricana. La sua fondazione è avvenuta relativamente tardi rispetto ad altre Medine del Nord Africa ma da subito divenne il principale centro commerciale marocchino. All’interno della Medina di Essaouira troviamo dei capolavori architettonici unici tra cui i resti del Mogador, la fortezza portoghese del 1500 smantellata in parte per far posto ad una spianata per i cannoni, e i segni dell’insediamento commerciale fenicio. La città era composta da tre quartieri separati, la Kasbah compreso il vecchio quartiere amministrativo, la Medina, attraversata da due strade assiali principali, una che va da Bab Doukalla al porto e l’altro da Bab Marrakech al mare, e la Mellah, il quartiere ebraico. Le caratteristiche principali della città sono i bastioni, sopravvissuti soprattutto nella parte settentrionale, tra cui spicca Bab Marrakech, le porte della città, in particolare la Porta del mare risalente al 1170, la Sqala del porto e la Sqala della Medina, la Kasbah, il Mellah, la prigione, che si trova sull’isola di fronte ora un rifugio per volatili rari, la moschea della Casbah e quella di Ben Yossef, la sinagoga di Simon Attias risalente al 1800, la chiesa tardo portoghese del 1700, il vecchio Palazzo Reale e molte altre case private di una bellezza unica. Il Museo di Sidi Mohammed Ben Abdellah si trova all’interno di una residenza del XIX secolo vicino alla Sqala della Medina ed ospita una collezione di manufatti artigianali della Regione come tappeti e strumenti musicali. La stessa residenza è una meraviglia da esplorare.
Essaouira non è una città da visitare frettolosamente. È un luogo da scoprire a piccoli passi, da assaporare giorno dopo giorno. È il profumo della legna che arde nei forni della medina, il rumore delle onde che si infrangono sotto le mura, il sorriso lento della gente che ti accoglie con gentilezza.
Rispetto ad altre città del Marocco, Essaouira conserva un’anima più dolce, più autentica, meno caotica, ma non per questo meno affascinante. È il rifugio perfetto per chi cerca ispirazione, bellezza, o semplicemente un angolo di mondo dove respirare profondamente.
Affacciata sulle coste atlantiche e avvolta da una luce calda e dorata, El Jadida — conosciuta in epoca coloniale come Mazagan — è un perfetto connubio di influenze europee e anima marocchina. Qui, bastioni seicenteschi incontrano mercati profumati di spezie, spiagge battute dal vento si alternano a rovine portoghesi, e ogni angolo sembra raccontare una storia millenaria.
Dichiarata Patrimonio dell'Umanità UNESCO nel 2004, El Jadida rappresenta una straordinaria testimonianza di convivenza culturale tra civiltà diverse. Cuore pulsante della città è la Città Portoghese, una straordinaria fortezza del XVI secolo costruita dai colonizzatori lusitani e ancora oggi perfettamente conservata. Circondata da bastioni a forma stellare che si affacciano sull’Oceano Atlantico, questa cittadella racchiude in sé secoli di storia e di incroci culturali. Passeggiare lungo i bastioni dell’Ange, dello Spirito Santo, di San Sebastiano e di Sant’Antonio è come sfogliare le pagine di un libro vivente: ogni pietra racconta episodi di difesa, scambi marittimi e convivenze pacifiche tra popolazioni diverse.
Il panorama che si apre da questi bastioni è impagabile: a destra il blu infinito dell’oceano, a sinistra i tetti color miele della medina e, sotto i piedi, la storia di un Marocco che si è lasciato contaminare senza mai perdere la propria anima. All’interno della Città Portoghese si snoda un labirinto di vicoli acciottolati, cortili silenziosi e palazzi in stile manuelino, tra cui spiccano case dalle facciate bianche con finestre a ogiva e portoni decorati. Questo quartiere storico è uno dei motivi principali per cui vale la pena chiedersi cosa vedere a El Jadida: è qui che la città rivela la sua vera identità, sospesa tra l’Europa rinascimentale e l’intensità magica del Marocco. Un’esperienza da vivere lentamente, lasciandosi guidare dal profumo dell’oceano e dal suono discreto dei propri passi sulla pietra. Le mura portoghesi di El Jadida non sono semplici resti storici, ma autentici balconi sull’oceano, luoghi privilegiati per respirare il passato e ammirare il presente. Il cammino di ronda che le percorre invita alla scoperta lenta, fatta di sguardi, silenzi e dettagli architettonici. Lungo questo percorso si giunge alla suggestiva Porte de la Mer, una grande apertura ad arco che si affaccia direttamente sull’Atlantico, un tempo via di fuga e oggi finestra su un paesaggio mozzafiato. Poco distante si erge il faro di Sidi Bouafi, costruito nel 1916 su una delle alture più panoramiche della città. Ancora oggi operativo, il faro è visitabile e regala una vista a 360 gradi che abbraccia l’intero tratto costiero, i tetti della medina e il porto sottostante. Proprio qui, tra barche colorate, pescatori all’opera, reti stese al sole e bancarelle improvvisate, si svela l’anima più autentica e vivace di El Jadida. Ogni gesto quotidiano, ogni sorriso scambiato con la gente del posto, diventa parte del racconto di questa città che pulsa di vita vera.
Per chi si domanda cosa vedere a El Jadida per vivere un’esperienza completa, le mura, il faro e il porto rappresentano una tappa imprescindibile, ricca di emozione e bellezza.
L'ultimo giorno ha segnato il ritorno a Casablanca con un pernotto preceduto da un aperitivo dei saluti, durante il quale la nostra guida Simon, ci ha regalato una cartolina emblematica del suo Marocco, non senza commozione da parte di tutti noi.
Vorrei dedicare solo qualche riga ai piatti tipici del Marocco che ho apprezzato: la cucina tipica marocchina è un mix di sapori e profumi differenti, apprezzata anche dai palati più esigenti. La tradizione culinaria del Marocco ha origini lontane ed è caratterizzata dalle numerose interazioni tra popoli e culture diverse avvenute in questo Paese. La cucina marocchina tradizionale presenta infatti influenze moresche, arabe, mediterranee e berbere. Negli anni, numerosi cuochi hanno perfezionato queste pietanze fino a renderle simboli indiscussi della cultura e della tradizione marocchina. I piatti marocchini sono composti da molti ingredienti, anche differenti tra loro per origine e utilizzo. Sicuramente una caratteristica importante della cultura culinaria di questo Paese è l’utilizzo di spezie ed erbe. Nonostante alcune spezie non siano originarie del Marocco, sono alla base di moltissime ricette in quanto importate da numerosi secoli. Tra i profumi più utilizzati ci sono la cannella, il cumino, lo zenzero, la curcuma, il pepe nero, l’anice, i semi di sesamo, lo zafferano, il coriandolo, il prezzemolo e la menta.
Tra i prodotti tipici del paese, utilizzati spesso nelle pietanze di tutti i giorni, ci sono frutti tropicali e mediterranei, ma anche carni diverse e pesce. Tra gli ingredienti più utilizzati ci sono il montone, l’agnello, il manzo, il pollo e il coniglio. Meno presente nei piatti tipici marocchini è il pesce, che è stato inserito solo negli ultimi secoli. Tra i prodotti aromatizzanti ci sono poi il limone in salamoia, la frutta secca e l’olio d’oliva grezzo.
È necessario fare un riferimento anche alle bevande, in quanto il Marocco è lo Stato più conosciuto al mondo per il tè verde alla menta. Questo particolare tipo di tè è infatti come un’istituzione nella cultura marocchina e l’assunzione di questa bevanda è sempre più spesso un’abitudine giornaliera di tanti marocchini. All’interno della dieta marocchina sono scarsi i dolci cotti ma c’è un alto consumo di frutta fresca dopo il pasto, tra i pochi dessert diffusi ci sono però il kaab el ghzal (o corna di gazzella) e l’halva shebakia.
Il cous cous è uno dei piatti più conosciuti della cucina tradizionale marocchina. In Marocco e all’estero sono numerosissime le alternative e le rivisitazioni di questo piatto: con verdure, pollo, legumi e tanto altro! Spesso infatti la ricetta originale viene adattata per renderla più occidentale, quindi meno speziata e più semplice. L’origine di questo piatto è nel Maghreb e il suo condimento spesso variava da famiglia a famiglia secondo le ricette tramandate dagli antenati. L’elemento comune di queste preparazioni è sempre stato il cous cous, composto da granelli di semola dura, spesso preparati in casa e poi cotti a vapore. Questo cereale veniva infatti cotto a vapore all’interno della casseruola o cuscussiera.
Il cous cous marocchino era sicuramente un piatto dedicato alle festività o alle celebrazioni. Questa pietanza è ricca di ingredienti nonché di varianti che cambiano da città a città e da famiglia a famiglia. L’ingrediente principale è, ovviamente, il cous cous, che viene arricchito con moltissimi ingredienti. Tra i condimenti più diffusi ci sono la frutta secca, le sette verdure (carote, sedano, cipolla, pomodoro, porri, zucchine, finocchi e patate), i datteri e il cardamomo, il tfaya (con zenzero, miele, cannella, pepe, zafferano, cipolla, burro, uvetta), manzo e zafferano, frutti di mare feta e menta, albicocche e formaggio. La versione più conosciuta in occidente e sicuramente più preparata è quella alle verdure di primavera, quindi carciofi, piselli, fave, zucchine e aggiunta di aneto. All’interno del cous cous è possibile trovare poi carni come l’agnello oppure il pesce, tipico delle zone a Nord come Tangeri, nonché elementi dolci come uvetta, mandorle, miele e zucchero.
Il Tajine è uno dei piatti tipici marocchini più conosciuti. Questo piatto viene realizzato sia con la carne che con il pesce, ma è più popolare e rinomato quello con la carne in umido. Il suo nome deriva dal piatto in cui viene cotto, realizzato in terracotta spesso decorata. Questo piatto è composto da due parti differenti: l’inferiore, un piatto piano con bordi bassi, e il superiore a forma di cono che funge da coperchio e viene poggiato sopra durante la cottura. Quest’ultima parte del piatto è ideata per favorire il ritorno della condensa verso il basso e quindi per aiutare la cottura della carne.
Gli ingredienti del Tajine di carni speziate sono moltissimi, in quanto questo piatto presenta numerose spezie e verdure che lo rendono particolarmente saporito. La ricetta originale ha come base il manzo, che viene cotto molto lentamente e per lungo tempo insieme a verdure e spezie. Tra i profumi più utilizzati nelle ricette tradizionali marocchine del Tajine ci sono la paprika dolce, la cannella, il sale, il pepe, lo zenzero, lo zafferano e la curcuma. Le verdure di accompagnamento alla carne sono poi solitamente le carote, le zucchine, i pomodori, i piselli, le patate e la cipolla. La riuscita di questo piatto è fondata sulla cottura, la carne deve stufare per molto tempo in modo da diventare molto tenera, nonché spesso viene gustato con del pane marocchino.
Il pane marocchino è molto più di un semplice accompagnamento: è un simbolo di convivialità, tradizione e cultura. Ogni regione del Marocco ha sviluppato le proprie varianti, spesso preparate con ricette tramandate di generazione in generazione. Il più iconico di tutti è ilkhobz, ma accanto a lui esistono altre deliziose varietà regionali come il batbout, il msemen e il harcha.
Il khobz è il pane marocchino per eccellenza. Ha una forma rotonda e piatta, con una crosta leggermente croccante e un interno soffice. Si prepara con farina di frumento, semola, acqua, lievito e un pizzico di sale. Viene cotto tradizionalmente in un forno a legna o su una piastra di terracotta, ma è facile da riprodurre anche a casa nel forno domestico.
Il khobz accompagna quasi ogni pasto marocchino: viene usato al posto delle posate per raccogliere tajine, zuppe e insalate. La sua versatilità e semplicità lo rendono insostituibile.
Conosciuto anche come “pane marocchino in padella”, il batbout è un pane morbido e leggermente spugnoso, simile al pita. Viene cotto su una padella o tajine e spesso farcito con carne, verdure o formaggio. È molto amato come street food o per la colazione.
Il msemen è un pane sfogliato, sottile e quadrato, simile a una crêpe ma dalla consistenza più corposa. Si prepara con farina, semola e burro, piegato più volte per creare strati. È perfetto per la colazione o per l’ora del tè, spesso accompagnato da miele o marmellata.
La harcha è una focaccina di semola, croccante fuori e tenera dentro. Viene cotta su una piastra e consumata calda con burro e miele. È tipica delle regioni berbere e molto popolare durante il Ramadan.
Il pane marocchino non è solo cibo: è parte integrante dell’identità culturale del paese. Ogni variante racconta una storia, un territorio e una comunità. Scoprire i diversi tipi di pane significa anche esplorare la ricchezza della cucina tradizionale marocchina.
Concludendo... ho visto luoghi unici, città come Casablanca in cui si percepisce un grande benessere, così come piccoli villaggi in cui c'è grande povertà e l'unico mezzo di trasporto è l'asino, la vera "ricchezza" di queste persone... case di fango e paglia, taluni più "nomadi" vivono nelle tende... Ma una cosa ho sempre avvertito vividamente però: una grande dignità del popolo Marocchino.A Marrakech ho assistito anche a dei mega festeggiamenti protrattisi per l'intera nottata dopo aver ottenuto da parte dell'ONU l'indipendenza del Sahara occidentale, un evento storico!
Ho acquistato un vero tappeto berbero di grande qualità che ho faticato non poco per portarlo a casa (ma ne è valsa la pena)... sono stata praticamente "festeggiata" per averlo comprato, con selfie e tante belle espressioni bene augurali da parte di un berbero in persona... e ancora, pashmine ed un bel kaffetano, oltre a prodotti di Argan realizzati da una cooperativa di sole donne (come già accennato sopra), che mi ha colpito particolarmente, innanzitutto per la fatica nel lavorare questo frutto, ma anche per la dolcezza percepita nei loro occhi...