Stare allo stesso tavolo con amici è uno dei piaceri della vita. Nel mondo di oggi, purtroppo, si vive troppo nel virtuale, a discapito dei rapporti umani.
Profonda, precisa e romantica, anche nel senso più etimologico del termine, oltre che amante della Verità e del suo lavoro di editrice e di autrice. Così si può certamente definire Stefania Convalle, che ora è ritornata a farci riflettere e sognare con un nuovo intenso romanzo. Il titolo? Seduti Allo Stesso Tavolo (Edizioni Convalle) che sta ottenendo grandi consensi di pubblico e di critica.
Stefania bentornata! Ogni anno ci delizi con una tua nuova opera. Ti va di presentarci, senza andare troppo sullo spoiler, il tuo nuovo romanzo?
“Seduti Allo Stesso Tavolo” è un romanzo che ho scritto in un momento un po’ particolare della mia carriera nel bizzarro e difficile mondo editoriale. E di questo mondo parla, attraverso le vicende dei personaggi che ricoprono ruoli ad esso collegati.
Il titolo – indubbiamente – rimanda, in men che non si dica, al concetto di convivialità e di condivisione reale e non simulata come quella dei Social. Quanto sono importanti questi aspetti per te nella tua vita in linea generale e in particolare per scrivere?
Stare allo stesso tavolo con amici è uno dei piaceri della vita. Nel mondo di oggi, purtroppo, si vive troppo nel virtuale, a discapito dei rapporti umani. Questo crea tanta solitudine nella vita delle persone che, quando spengono il PC, si sentono quasi perdute. Quindi, per rispondere alla tua domanda, nella mia vita è importante sedersi quante volte è possibile con le persone care, ma anche persone nuove da conoscere, per allargare i propri orizzonti ed entrare in contatto con gli altri.
Per scrivere, invece, cerco la solitudine, al contrario. Perché la scrittura richiede un angolo tutto proprio e personale, dove stare con sé stessi e le storie che si raccontano.
Chi ti conosce bene, si è accorto fin dalla lettura delle prime pagine, che in questo testo ti sei messa particolarmente in gioco. Diciamo pure che la protagonista Penelope possa essere vista come una sorta di tuo alter ego. Immagino che ti sia mancata quando hai concluso la stesura del romanzo...
Hai proprio ragione, Penelope mi assomiglia molto nel carattere e negli stati d’animo, ma la storia che racconto, ovviamente è inventata. No, non mi è mancata Penelope quando ho finito di scrivere “Seduti allo stesso tavolo”. Non mi mancano mai i miei personaggi, perché non se ne vanno, rimangono tra le pagine dei miei romanzi e nel mio cuore.
Penny però non è l'unico personaggio femminile presente. Difatti tra le pagine facciamo la conoscenza anche di due altre donne. Sto parlando di Anastasia e Mara che si interfacceranno entrambe con la protagonista. Con quali parole le descriveresti a chi ancora non le ha “conosciute”?
Mara è per me la saggezza dell’esperienza data dall’età, anche lei mi assomiglia molto. Anastasia, invece, è molto lontana dal mio modo di pensare e vedere la vita, anche se c’è un perché ai suoi comportamenti che, naturalmente, non posso svelare per non togliere il piacere al lettore di scoprirlo da solo leggendo il romanzo.
Tutte e tre tuttavia possiedono delle loro fragilità. È forse questo ciò che veramente le unisce a livello di anima?
Tutti gli esseri umani hanno delle fragilità, anche chi le nasconde bene, anzi, forse proprio coloro che non mostrano i lati deboli, sono i più fragili.
Credit foto: Damiano Conchieri