Curiosità dal Mondo Animale.

Curiosità dal Mondo Animale.

Oggi vi parliamo di quattro specie di animali, ciascuna con delle peculiarità interessanti e poco conosciute.

L‘Ostracion cubicus è un pesce che salta immediatamente all’occhio per la sua forma che ricorda vagamente una scatola, tanto da essere chiamato “pesce scatola giallo”, appunto. Si tratta di un pesce marino velenoso appartenente all’Ordine dei Tetraodontiformes (Pesci palla) e alla famiglia Ostraciidae.

Dal Mar Rosso, dove sono le sue origini, si è diffuso nelle barriere coralline, preferendo luoghi con anfratti e grotte o limpide lagune dell’Oceano Pacifico e dell’Oceano Indiano, a partire dalle coste orientali dell’Africa a quelle occidentali dell’America; andando verso nord, lo si trova fino alle isole Hawaii e, andando verso sud, giunge alla Nuova Caledonia. Il suo ambiente è a profondità comprese fra 1 e 30 metri, pur potendo vivere fini a 300 metri, sempre presso il fondo, dove è alla ricerca continua di cibo, grufolando fra i detriti e spruzzandovi contro minuscoli getti d’acqua. In questo ambiente, non è raro che i piccoli si mettano al sicuro fra le lunghe spine dei ricci di mare tropicali, saldamente attaccati alle rocce.

Attualmente, questa specie non è in pericolo di estinzione naturale, ma lo può diventare, purtroppo, per ciò che di poco buono sta facendo l’uomo. Questi, con la sua limitata capacità, o forse meglio, volontà di ridurre o annullare l’inquinamento dei mari e degli oceani con lo sversamento di acque reflue contenenti prodotti per la pulizia, può causare il limite dell’efficacia difensiva data dall’Ostracitossina, sostanza che riveste tutto il suo corpo, nell’ambiente naturale dell’Ostracion cubicus, rendendolo indifeso contro i predatori.

 

Ostracion cubicus  acquario marino
 

Appartiene ai Plectognati, nome che deriva dal fatto che le ossa della mascella superiore e della mandibola sono saldate fra di loro. Per quanto si riferisce al nome Ostracion, cioè conchiglia, lo si deve al suo guscio osseo. La conformazione del suo corpo, che può superare i 25 centimetri di lunghezza (in acquario raramente supera i 10-15 centimetri), è oblunga e quadrangolare. I piccoli hanno l’aspetto veramente di un cubo, mentre gli adulti sono leggermente più distesi longitudinalmente. Il dorso è lievemente arrotondato.

Sul muso tubolare si trova la piccola bocca, con labbra carnose, munita di una dentatura formidabile, formata da 15 denti sia sopra sia sotto, a formare quattro placche. Gli occhi sono posti in alto.

Quando il pesce è giovane, il corpo è di un colore giallo-arancio, luminoso, tutto tappezzato di macchie scure indicativamente della dimensione degli occhi. Nell’età adulta, la colorazione dei maschi tende a perdere la sua luminosità; talora, il corpo diventa più scuro, con viraggio verso colori che possono andare dal verde all’azzurro o colorazioni analoghe, mentre su tutto il corpo rimangono le macchie scure, non bene definite e più diradate. Le femmine sono colorate di un giallo più vivace. Quindi, i sessi si individuano dai loro colori. Le femmine, crescendo, possono trasformarsi in maschi.

La pelle, che è ricoperta da un muco appiccicoso e irritante, non porta scaglie, mentre sono presenti, al di sotto, placche di scaglie unite fra di loro a formare una specie di corazza o di carapace – come si vuole – con aperture solamente in corrispondenza delle aperture naturali (occhi, bocca, branchie, pinne, ano): insomma, è un piccolo mezzo blindato che è un osso duro per i predatori. Le uniche parti morbide del suo corpo restano il piccolo peduncolo caudale, con una pinna arrotondata che funziona da timone, e le pinne. Le pinne ventrali e quelle pelviche sono assenti. Le pinne dorsale e anale sono spostate verso la coda.

 

 

Il Caracal (nome completo Caracal Caracal) è un felide di media grandezza, uno dei più rari e particolari che il mondo felino conosca.

 
gatto selvatico Caracal nella vegetazione

 

Si tratta di un meraviglioso gatto selvatico che abitualmente vive nelle regioni desertiche dell’Africa e dell’Asia e ha un aspetto che in parte ricorda quello della lince, ragion per cui viene chiamato anche “Lince del deserto”.

Analizzando bene la struttura e le caratteristiche del Caracal possiamo affermare che rappresenta il giusto compromesso tra un piccolo e un grande felino. 

Non esiste una data certa da attribuire alla prima comparsa di questa particolare razza felina. Possiamo di certo dedurre che abbia fatto la sua comparsa già secoli or sono, ma la vera storia delle origini del Caracal resta avvolta nel mistero.

Il mistero, d’altronde, è una delle cifre caratteristiche di questo gatto che continua a vivere prevalentemente in habitat semidesertici e desertici in cui riesce a sopravvivere grazie a un istinto predatorio estremamente sviluppato e la capacità di restare a lungo senza ingerire acqua (assimila i fluidi dalle prede).

Le prime testimonianze sul Caracal vanno rintracciate nell’antichità: gli antichi Egizi lo hanno raffigurato in alcune scene di caccia negli affreschi di Beni-Hasan.

Le altre poche testimonianze certe sul Caracal affermano che in India e in Iran veniva addestrato per la caccia agli uccelli, o meglio per delle vere e proprie gare che si svolgevano all’interno delle arene.

Attualmente il Caracal vive in Asia e in alcune regioni dell’Africa (quelle boschive e semidesertiche). In Asia possiamo trovarlo nel deserto del Karakum in Turkmenistan, in Turkestan, Pakistan, Afghanistan, Iran, Iraq, India e alcuni esemplari sono stati con certezza avvistati in Rajasthan.

Vive anche in parecchie regioni dell’Arabia Saudita e fino a non molto tempo fa non era raro avvistarlo in Libia, in Asia minore, Anatolia e nella regione dell’Izimir e del Fethiye (anche se l’ultimo esemplare catturato qui risale al 1957).

Scendendo più a sud, al di sotto del Sahara, il Caracal è molto diffuso in Somalia mentre è rarissimo trovarlo nella Repubblica Centrafricana. Alcuni esemplari vivono in Ciad, Tibesti e nel nord del Camerun.

Non è certo se viva in Gabon e in Senegal, ma al contrario è parecchio diffuso in Botswana e nel distretto di Gobabis, così come in Angola, medio Congo, Sudan, Mauritania e Aïr.

Se in passato furono distinte ben nove sottospecie di Caracal, attualmente in base alle ultime ricerche e alla collocazione geografica ne vengono riconosciute tre: il Caracal Caracal Caracal in Africa meridionale e orientale; il Caracal Caracal Nubicus in Africa settentrionale e occidentale; il Caracal Schmitzi Caracal in Asia (Medio Oriente e India).

Possiamo definire il Caracal come l’anello di congiunzione tra piccoli e grandi felini, ma il suo essere di base un gatto selvatico lo rende un animale molto solitario e un abile predatore.

Il Caracal è un felino notturno e solitario che si unisce in gruppo con i suoi simili soltanto nella stagione degli amori. In genere passa le giornate rintanato in buche scavate da altri animali, ed esce dalla “tana” dopo il tramonto per andare a caccia. Si nutre principalmente di roditori, uccelli, lepri, antilopi, pecore, gazzelle e galline. La struttura fisica del Caracal è progettata per renderlo praticamente perfetto: è muscoloso ma agile, riesce a raggiungere velocità elevatissime durante la corsa e può compiere salti incredibili che gli consentono di arrampicarsi anche sugli alberi più alti quando deve sfuggire a un altro predatore (tassi del miele, leoni, licaoni, iene maculate, iene brune, ghepardi e il suo peggior nemico, il leopardo).

 

Forse non tutti sanno che gli occhi delle renne cambiano colore e passano dal giallo estivo al blu invernale consentendo agli animali di vedere durante i mesi invernali. 

Sembra difficile da credere, ma gli occhi delle renne cambiano completamente colore in inverno. Fin dall’inizio del millennio, il neuroscienziato di Londra Glen Jeffry, esperto di visione animale, ha studiato questo fenomeno a fondo, per capire come mai gli occhi della renna diventino blu in inverno, tornando al normale colore marrone-dorato in primavera.
Dopo anni di studio, sappiamo che ciò che cambia effettivamente colore è il tapetum lucidum della renna, ovvero uno strato riflettente posato dietro la retina. Questo strato aiuta gli animali a vedere quando c’è pochissima luce, riflettendo la luce che passa attraverso la retina di nuovo su di essa, per raddoppiare le possibilità di intercettare i fotoni.
Il tapetum è anche la ragione per cui gli occhi dei mammiferi brillano quando li si fotografa al buio: è la luce del flash che ritorna indietro dal tapetum lucidum.

Le renne hanno un tapetum dorato in estate, ma non in inverno. Il motivo è l’oscurità che quei mesi portano negli habitat di questi animali.
I muscoli dell’iride, infatti, si contraggono per dilatare le pupille in mancanza di luce, per farne entrare il più possibile. Questo succede anche alle renne, e per mesi di fila. E impedisce al sangue di defluire dall’occhio, aumentandone la pressione interna e facendolo gonfiare.
Questo mette pressione sul tapetum, fatto soprattutto di collagene. Il fluido tra le fibre di collagene viene fatto uscire a causa della pressione, e queste si comprimono. Lo spazio tra le fibre influenza il tipo di luce da loro riflessa. D’estate riflettono le lunghezze d’onda del giallo. Ma quando sono compatte, riflettono le lunghezze d’onda del blu. Tutto questo, rende gli occhi degli animali più sensibili alla luce almeno mille volte di più.

 

Senza dubbio l'aspetto fisico della raganella dagli occhi rossi è la sua caratteristica più spettacolare, è una rana dai colori meravigliosi e lucenti. Anche se di solito mostra un sorprendente colore verde, la rana dagli occhi rossi si può trovare in blu o giallo, anche se gli occhi della rana sono sempre rosso vivo. Troviamo piccoli dettagli, come sfumature arancioni sulle zampe e blu su alcune parti del corpo.

Hanno un leggero dismorfismo sessuale: i maschi più piccoli e le femmine un po' più grandi. Le zampette hanno dischi adesivi unici, specifici per poter saltare e arrampicarsi correttamente nel sottobosco del loro habitat.

Infine, va notato che il colore degli occhi rossi della raganella si deve alla sua tossicità: avverte gli animali che ha tossine nel suo corpo pronte ad agire. Emanano anche un odore di aglio molto potente che altrettanto funge da deterrente. 

La raganella dagli occhi rossi, come abbiamo detto, è una specie arboricola con abitudini notturne che di solito si rifugia in cespugli e negli alberi. Anche se sono in grado di saltare (i loro dischi adesivi sono molto sviluppati) ciò che realmente permette loro la sopravvivenza è la loro capacità di arrampicarsi.

La raganella dagli occhi rossi è un'abile stratega: la sua strategia di caccia si basa sostanzialmente sul mimetismo. L’Agalychnis attende la preda mimetizzata su una foglia e non appena la preda arriva in zona, la raganella la cattura con la lingua adesiva e con l’aiuto delle zampe anteriori, velocemente la ingerisce. Per deglutire prede grandi si aiuta con movimenti verso l’interno dei bulbi oculari.


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